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15 Mag 2005

Pomeriggio di straordinaria normalità

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Odori trasportati dal vento in questo luminoso pomeriggio di tardiva primavera, ma il cielo sa già d’estate.
La casa è infestata da pulviscolo portatore di malefici starnuti – maledetto raffreddore da fieno! – mentre cerco di rassettare il rassettabile in vista della cenetta di stasera.
Tra poco inizio il rito dell’”impanatura dell’involtino”, lesso i finocchi per il gratin e lavo la stoviglie stantie nel lavabo. Più tardi vengono a cena dei nostri amici, probabilmente attratti più dalla curiosità di vedere l’appartamento in cui ho messo radici che dalle raffinatezze del palato che li aspettano.
Devo anche lavare le fragole ed infornare la crostata – di questo però si occuperà M. non appena si degnerà di rientrare da casa dell’amico dove ha assistito al derby.

Lo so, in questi ultimi tempi ho marinato il web – solo il mondo blog, a dire il vero -, ma sono oberata da troppi impegni ed i neuroni non reggono il ritmo.
Anche adesso li sento stridere per l’eccesso di fatica nel tentativo di mettere insieme delle proposizioni sensate e intanto il pensiero va alle due magliette che ho messo a bagno.
Niente da fare: ormai trascorro il weekend da attempata casalinga visto che il resto della settimana gioco alla maratoneta per tutta Roma tra il Policlinico, le scuole, le riunioni e i mille altri carichi per cui mi sono data in pegno.
Non che ne sia infelice, anzi.
Solo mi sento parecchio stanca, anche se è la fiacca appagata dell’adempimento.
Tra le tante cose, sto concludendo il primo anno del corso di danza del ventre e stiamo preparando il saggio per metà giugno circa.
Prometto già da adesso le mie – impudiche – foto!

Buona domenica!

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04 Mag 2004

Aneddoto di un venerdì pomeriggio.

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30 aprile, complimese della piccola Lucy.
E sì, la micetta approda ai 9 mesi di vita poco dopo il suo 3° calore. A questo punto sarebbe utile una parentesi per spiegare ai profani in che cosa consiste un “calore” felino – e a dirla tutta, avevo pure fatto un tentativo -, ma il resoconto svicolava troppo e troppo a lungo dall’argomento principale, ossia ciò che è avvenuto il fatidico venerdì di cui sopra.
Pertanto, non indugio oltre e mi inoltro nel racconto.
Dopo tante titubanze, mi decido a portare la miciola dal veterinario con l’intento di farla vaccinare: un pò per mancanza di tempo, un pò per pigrizia, nei mesi precedenti i miei voleri decadevano per inadempimento. Motivazione addotta, l’illusione che la piccola non ne avesse bisogno, visto che non aveva mai avuto l’occasione di incrociare altri gatti albergando al 4° piano.
Meglio soprassedere, và…
Arrivo a casa col fiatone e 4 piani di scale sul groppone e rivolgo alla piccola il sorriso più smagliante che mai da mamma-con-il-senso-di-colpa, annunciandole: «Ora mamma ti porta a passeggio, contenta?».
Sguardo perplesso di rimando, salda all’ingresso davanti a me, coda a punto interrogativo, orecchie all’indietro, corpicino grigio-blu pietrificato.
Dubbio da mamma-con-il-senso-di-colpa: che abbia capito?
Tendo la mano che freme dalla voglia di prosciogliersi con una carezza, ma il desiderio di morbido rimane insoddisfatto. Sempre così: se la saluti appena rientri ti lancia un’occhiata algida da capo d’azienda e non ti si fila, se la ignori ti segue per tutta la casa mendicando un cenno o almeno salutino verbale. La mia bambina!!! Ops, l’ho fatto di nuovo… l’ho antropomorfizzata.
Fatemela stropicciare un pochino prima di continuare.
… … …
Ri-eccomi!
Ora vi pongo un quesito atavico: i gatti sono gli animali delle streghe?
Attenti alla risposta!
Come? Solo i gatti neri?
Macché.
LUCY E’ GRIGIO PERLA!!! (almeno, questa è la nomenclatura ufficiale della sua pelliccia)
E POSSIEDE POTERI MAGICI!!!
Lettura del pensiero e capacità di far sparire gli oggetti. O meglio, di non farli ritrovare.
(una mia proiezione?)
Introvabili le vitine per montare il trasportino! Lucy, amore mio, il tuo papà le ha messe via in un momento di “ordinite acuta” (ma dai!) e io non ricordo più in quale cassetto sono state accantonate. Ricerca frenetica, coinvolgimento sdrammatizzante dello zio, telefonata isterica a papà.
In preda ad una fase creativa per cercare dei validi sostituti delle vitine, lo zio inizia il delirio proponendo il nastro adesivo.
Vuole fare fuori Lucy, l’ho sempre saputo. Ecco che si presenta un’ottima occasione per eliminare la pelosa nipotina. Stoica la mamma fa notare che la “sua bambina” ha messo su peso negli ultimi 7 mesi e mezzo, sai com’è. Il delirio si sposta sullo spago. Sparito anche quello.
Inizio a guardare Lucy: si aggira per casa con apparente noncuranza. E mi guarda di sottecchi.
Dai che lo so che hai capito, piccola peste. Che sogghigni!?
Sembra una “stregatta astratta”! (Alice docet)
Ormai dispero di poter mai portare a termine il mio crimine, quando…colpo di scena!
La piccola strega si dev’essere distratta, ormai convinta di essere riuscita nell’intento.
Apro per l’ennesima volta l’ultimo cassetto in basso in cucina, trasbordante di buste della spesa destinate ad incrementare gli effluvi della nettezza urbana e, con un impeto di scoramento, la mano decide di estrarli tutti in un unico, sgraziato, gesto. E…oplà, le disgraziate viti di plastica nera, saltano fuori come dei conigli dal cilindro!
Monto canticchiando il trasportino, mentre Lucy – chissà perché – si eclissa.
«Lucy-Lucy, vieni qui piccina! Pensavi di scamparla, eh? Il veterinario ci aspetta! In questi ultimi 2 giorni l’ho chiamato 3 volte!!! A proposito, la zia non può accompagnarci, ma viene lo zio con noi, almeno all’andata! Ah, eccoti qui! Ma che fai lì sotto il letto!? Quella è la tana degli acari di casa, li porterò a passaggio un altro giorno… daiiiii, al ritorno prenderemo l’autobus! Come no!? Non ti ricordi di averlo già preso? Ah, già, avevi solo 1 mese e mezzo…».
Tra un discorso e l’altro mi si avvicina.
Approfitto dell’attimo in cui si appropinqua al suo topolino-giocattolo per afferrarla e lanciarla nel trasportino, gioco compreso. È fatta!!!
Quattro piani in discesa dopo, la piccola si ritrova sul sedile dell’auto a frignare come una forsennata, oramai conscia del fallimento dei suoi incanti. Ora sa che i poteri “stregheschi” della sua mamma sono ineguagliabili, ma imparerà.
A parte un ingorgo ad un crocevia, prodotto dall’esodo selvaggio degli impiegati del venerdì, la nostra strega in erba non è riuscita a schierare altri escamotages e si è infine vista costretta a calare gli ormeggi nello studio del suo amorevole medico.
Naturalmente, ha dovuto “spintaneamente” abbandonare da nave, ma si è fatta iniettare il vaccino senza proferire miagolio.
Il veterinario, però, si è visto costretto a compilare per ben due volte il libretto sanitario: tanto era rintanata sotto il cuscino, che non l’ha vista bene e, per eccesso di zelo, l’ha subito classificata come un “europeo”. Io lì per lì ho pensato che fosse un cliché dell’ordine dei veterinari per designare il genere felino ibridato e ho esclamato con totale candore: «Ah, anche gli incroci si definiscono europei?».
Al che lui mi ha rimandato uno sguardo altrettanto candido, ma perplesso: «Non è un europeo!?».
Conclusione: si è alzato per accertarsi della razza!
Infine, ha scarabocchiato sulla parola “europeo” e l’ha sostituita con “certosino + blu di russia”, nonostante i reciproci dubbi circa l’identità paterna. È certo solo che la mamma biologica – quella adottiva sono io! – è una blu di russia.
La cosa che mi ha fatto più sorridere è stata che, dopo aver finito di compilare la prima pagina del libretto, l’amorevole veterinario si è fermato a fissarla, come un pittore a contemplare la sua opera, e con cipiglio insoddisfatto ha fatto fuori l’intero libretto con la scusa dello scarabocchio. Poi, come se niente fosse, ne ha tirato fuori uno intonso e ha ridipinto il quadro.
Dopo 10 minuti eravamo già fuori.
Accidenti allo zio! Pensa un pò Lucy, ci ha mollate qui in tutta fretta perché…doveva riassettare la sua camera!!! E per soli 10 minuti ora ci tocca prendere l’autobus!!!
Sii coraggiosa, bimba mia, va bene?
La bimba non mi stava proprio a sentire, sembrava ancora sotto shock. Un batuffolo grigio raggomitolato sotto al cuscino rosso con gli orsetti sudicio. Due giorni fa, aveva giocato a “vediamo se le zampe bagnate e ripassate nella lettiera sporcano il cuscino?”.
Per strada, ci imbattiamo in alcune simpatiche persone attratte dal fagotto rosso e blu che mi trascino con palese difficoltà. «Ma quanto pesi, Lucy-Lucy?», bofonchio di tanto in tanto.
Alla fermata del 766, un vecchietto con le buste della spesa – di fronte cè un Todis – mi chiede se ho con me un cagnolino. E lo portavo nella gabbietta? Dopo mi si avvicina con l’intenzione di fare amicizia con la fanciulla irsuta, che ostenta la sua timidezza continuando a fare bella mostra del cuscino rosso decorato a zampate. Il signore la etichetta come una “british”, una razza inglese a pelo grigio, proprio come la sua gatta, e lì a sciorinare l’elogio della medesima.
Dopo questa tenera esibizione di decadimento cerebrale, io, Lucy ed il nostro intrattenitore ci facciamo largo tra la folla dell’autobus. Due o tre fermate e siamo scese.
Mi inoltro a passo deciso nel vialetto-scorciatoia di un piccolo parco con gatta tremante sotto braccio – oramai dispero di farcela fino al portone di casa, ma avevo rimosso le scale – sussurrando al trasportino qualche frase rassicurante di tanto in tanto. Insomma, immaginatevi la scena pietosa di una giovane donna che parla da sola per strada.
Il parco pullula di cani! Furba la ragazza.
Primo incontro ravvicinato: una signora che stringe tra le braccia un cagnolino.
Lancio al cane uno sguardo sconfortato e bisbiglio al trasportino: «Guarda il prato, Lucy».
E la signora: «Oh, ha un pappagallo? Ha detto “parla”!».
Lancio alla signora uno sguardo sconcertato e bisbiglio al trasportino: «Corriamo a casa, Lucy».
Prima che mi prendano per matta e chiamino il 118, aggiungo nella mia testa.
Ma prima che raggiungessi il cancello del parco, un’altra avventura ci attendeva.
Due signore, una più giovane che tiene al guinzaglio un bel cagnone e l’altra anziana, sedute a chiacchierare amabilmente sulla stessa panchina. La prima mi scorge, mi manda un sorriso che vuole dire: «Fammi vedere!?». La seconda mi scorga e mi dice, spiccando un salto giù dalla panchina, totalmente regredita: «Oh, ma che bello, un cucciolo! Io li adoro! Oh, un gatto, io adoro i gatti! L’ha portato dal veterinario? Oh, non starà male!».
Lucy grattati! Questa te la tira! È una fattucchiera fatta a finita, noi al confronto siamo due novizie!
E intanto non staccavo gli occhi dal cagnolone. Innocuo, per carità, ma non si sa mai…
Infine, usciamo indenni dal parco, non senza aver scansato per un pelo la solita ragazzina sulla mountain-bike troppo grande per lei – ma io dico, non le fabbricano più le bici classiche, rosa, col cesto davanti da fanciulla vittoriana? (ah, che nostalgia!)
Parecchi metri, stille di sudore, rassicurazioni e gradini dopo, varchiamo la soglia di casa e la vita di Lucy ricomincia.

Riferimenti: Certosino occhi d’oro, book fotografico di Lucy

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