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01 Apr 2005

Le parole di un grande Papa

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Ero un’adolescente foruncolosa il giorno in cui sentii per la prima volta quella canzone.
Cantavo la mia giovinezza in un piccolo e semidisastrato coro della parrocchia di un paesino di circa 500 anime. Allora era buona parte del mio mondo, fonte di gioie e dolori, luogo di condivisione e confronto.
Credevo in Dio con una fede disarmante, una fede trasmessami dai miei nonni ed impostami dagli eventi di una vita che non guarda in faccia le età cronologiche, ma che ti insegna presto cosa sia il dolore e la perdita.
Quella canzone, dicevo, la ricordo ancora oggi che la fede – rimpianta, desiderata, rinnegata – sembra scivolare sui marciapiedi disincantati della routine.
Queste erano le parole. Peccato non poter trasmettere in questa sede anche le note.

“Vergine Immacolata,
Madre di Dio e della Chiesa.
O Maestra del Sacrificio
nascosto e silenzioso.
A te, a te,
che ci vieni incontro
noi consacriamo,
consacriamo a te,
tutto il nostro essere
e tutto il nostro amore
e la nostra vita.”

Queste parole sono state pronunciate, anni fa, da Papa Giovanni Paolo II.
Questa notte, risalendo la china delle mie colpe da adulta miscredente, voglio ricordarle e dedicarle a lui.
Con le lacrime nel cuore.

N.B.: Un giorno dopo il suo ultimo viaggio verso i Cieli, cambio foto: preferisco ricordarlo così…

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27 Gen 2005

Parole sopravvissute al più grande cimitero del mondo

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“Cadeva la neve come oggi, eravamo vestiti con la divisa a strisce, alcuni di noi erano a piedi nudi”.
Un sospiro.
Tace alcuni secondi.
“Erano tempi orribili”, mormora.

Così Kazimierz Orlowski, 84 anni, polacco, ricorda quel 27 gennaio 1945, quando l’Armata Rossa liberò il campo di sterminio nazista.

Riferimenti: Repubblica.it

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23 Mag 2004

Parole non mie che sento mie…

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…anche se probabilmente l’oggetto a cui si riferisce il poeta è diverso dal tormento che affligge la casa della mia anima…

“Ti getto su un foglio”

Ho almeno la fortuna
di poterti gettare su un foglio,
altrimenti io sarei
su uno scoglio;
ti sei appropriata della mia stanchezza
del mio sudore,
hai trovato il mio odore,
io, entrato nelle tue paludi umide,
uscito da me per il tuo passaggio
rifugiato nei sogni che mi hai preso
e così vuoto di essi
da non trovare altrove
altro, che paure,
io, ti consumo e ti distruggo su un foglio,
è l’unico modo per liberarmi di te,
e per salvarmi la vita.

Fabio Sabbi

09/10/2000

(tratta da Odore di sangue, Edizioni del Leone, Venezia)

p.s.: ero combattuta riguardo l’immagine da usare per il post, poi ho creduto che questa fosse in grado di sintetizzare al meglio il mio stato d’animo; mi scuso con i lettori, ma mi sto vivendo la mia “depressioncina mensile”…

Riferimenti: Poesia.vulgo.net

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