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27 Dic 2006

Altro regalo di Natale… (e di Buon Anno, a questo punto)

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… per me e per voi!

Sul sito Raccontare è da oggi disponibile il mio primo e-book: una piccola raccolta di 10 mie poesie dal titolo “Stralci di Caos”.

Basta un click al link nei Riferimenti per scaricarlo.

Felice Anno Nuovo a tutti!
Riferimenti: Stralci di Caos (e-book)

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20 Dic 2006

Uno splendido regalo di Natale!

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Oggi ho ricevuto il mio primo regalo di Natale da parte di un gruppo fantastico di bloggers e creativi: una recensione sul blog “Frammenti di Rosso Venexiano”.

Per leggerla, cliccate sui Riferimenti.

Riferimenti: Mia Recensione su Frammenti…

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24 Dic 2005

Il piccolo Albero di Natale

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di Giulio Gavino

C?era una volta un piccolo albero di Natale che, quando parlava con mamma albero di Natale e papà albero di Natale, non vedeva l?ora di poter mettersi addosso le palline colorate, i festoni argentati e le lampadine. Sognava ogni notte il suo momento, entrare nel salotto buono, gustarsi i sorrisi gli auguri in famiglia, lasciarsi sfuggire una lacrima di resina dalla contentezza.

E venne finalmente il giorno del piccolo albero di Natale. Venne scelto quasi per caso tra tanti amici alberi di Natale anche loro. Pensava: “Adesso è venuto il mio momento, adesso sono diventato grande”. Il viaggio fu lungo, incappucciato di stoffa bagnata per non perdere il verde luminoso dei rami ancora giovani. Tornata la luce, il piccolo albero di Natale si trovò nella casa di una famiglia povera. Niente palline, niente festoni, solo il suo verde scintillante faceva la felicità dei bambini che lo stavano a guardare con gli occhi all?insù, affascinati. Era il loro primo albero di Natale. Subito fu deluso, sperava di poter dominare una sala ricca di regali e di addobbi eleganti.

Ma passarono i giorni e si abituò a quella casa povera ma ricca di amore. Nessuno aveva l?ardire di toccarlo. Venne la sera di natale e furono pochi i regali ai suoi piedi ma tanti i sorrisi di gioia dei bambini che per giorni erano rimasti a guardarli sotto il suo sguardo severo per cercare di indovinare che cosa ci fosse dentro. Venne il pranzo di Natale, niente di speciale. Venne Capodanno, con un brindisi discreto, ma auguri sinceri. E venne anche l?Epifania e il momento di andare via. Questa volta non lo incappucciarono. Lo tolsero dal vaso, gli bagnarono le radici e tutta la famiglia lo accompagnò verso il bosco. Era felice di ritornare con mamma albero di Natale e papà albero di Natale. Passando per la strada vide tanti suoi amici, ancora con le palline colorate e i fili d?oro e d?argento, che lo salutavano. Ma c?era qualcosa di strano, erano tutti nei cassonetti della spazzatura, ricchi e sventurati, piangevano anche loro resina, ma non per la contentezza. Chissà dove sarebbero finiti!

Ora il piccolo albero di Natale è diventato un abete grande e possente, ha visto tanti figli andare in vacanza per le feste. Qualcuno è ritornato, sano o con un ramo spezzato. Lui guarda da lontano la città dove i bambini del suo Natale lo hanno amato e rispettato. Perché è un albero di Natale, albero di Natale tutto l?anno, perché Natale non vuol dire essere buoni e bravi solo il 25 dicembre, perché Natale può essere ogni giorno. Basta volerlo come quel piccolo albero di Natale che ci tiene compagnia sulla montagna, anche se lontano, anche se non lo vediamo.

E c?era una volta e c?è ancora oggi, un albero di Natale. Sempre diverso e sempre uguale, quasi un caro amico di famiglia che si presenta ogni anno per le vacanze, le sue vacanze, da Santa Lucia all?Epifania. Grande, piccolo, verde o dorato, testimone di ogni Natale, un amico con il quale aspettare l?apertura dei regali e l?occasione buona per scambiarsi gli auguri, per fare la pace, per dirsi anche una parola d?amore. E tutti vogliamo bene all?albero di Natale, ogni anno disposti ad arricchire il suo abbigliamento con nuove palline colorate, un puntale illuminato e addobbi d?oro e d?argento. È cresciuto con noi, cambiato ogni anno, sempre più bello agli occhi di chi guarda, occhi di bambino, ma anche occhi di adulto che vuole tornare bambino. Per quei giorni di festa è lui a fare la guardia al focolare, a salutare quando si rientra a casa, a tenere compagnia a chi è solo. Una presenza che conforta, non solo nell?anima. È meglio se l?albero è di quelli con le radici, pronto a dismettere l?albero della festa e a compiere il suo dovere in mezzo ai boschi, a diventare grande, libero e felice.

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11 Dic 2004

Quella volta che Babbo Natale non si svegliò in tempo…

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di Thomas Matthaeus Muller

Hubert, l’anziano Babbo Natale, saltò giù dal letto: accipicchia, non si era svegliato in tempo!

Era già la vigilia di Natale, e non c’era ancora nulla di pronto, nemmeno un pacchettino! Dappertutto sul pavimento erano sparse in disordine le molte letterine di Natale che il postino aveva fatto passare attraverso una fessura della porta.

Quasi contemporaneamente qualcuno busso alla porta e la renna Max, fedele assistente di Hubert, entro puntuale come ogni anno.
“E che cosa faccio adesso?” si lamento Hubert. “La sveglia non ha suonato!”
“Chiedi a Otto, il mago, se può fermare il tempo, cosi tu potresti procurarti ancora tutti i regali”, suggerì la renna Max.
“Otto sa soltanto far apparire conigli dal cilindro!” brontolo arrabbiato Hubert. “E per di più soltanto bianchi!”
“Allora portiamoci dietro la cassa dei travestimenti”, disse la renna Max. La cassa dei travestimenti era un baule enorme e pesante, piena di vecchi costumi, fazzoletti colorati, cappelli, scarpe e scialli che Hubert, anni prima, aveva ricevuto in regalo da una compagnia teatrale.

Quando la caricarono sulla slitta questa si ruppe nel mezzo.
“E adesso che faccio?” si lamento Hubert.
“Portiamola a mano.” sbuffò la renna Max, si sfregò gli zoccoli prima di mettersi al lavoro e trasportarono la cassa cosi per tutta la strada fino in città… per fortuna era in discesa.
Tutti i bambini stavano già aspettando con ansia i regali di Natale.

Ma quell’anno Hubert e Max, al posto dei regali, fecero una divertente rappresentazione teatrale. E non ebbero niente in contrario quando, uno dopo l’altro, i bambini si misero anch’essi a recitare.
Si narrava di un Babbo Natale stanco e arruffato… e l’inizio faceva cosi:

“Hubert, l’anziano Babbo Natale, salto giù dal letto: accipicchia, non si era svegliato in tempo!”

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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