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27 Ott 2006

Visita a Mr. Autunno

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Sono venuta a trovarti, Mr. Autunno e ti ho trovato chino sul tuo tavolo da lavoro.
Eri silenzioso, ma ogni parte di te aveva qualcosa da raccontare.
Al mio arrivo hai sollevato appena lo sguardo e ho visto. Ho visto i tuoi occhi nocciola irradiarsi d?oro mentre le labbra s?increspavano in un benvenuto dolce e amaro insieme, il sorriso che solo tu sei mai stato capace di donare.
C?è tepore in te, ma anche tanta mestizia.
Ho sempre pensato si trattasse di una mestizia screziata che preconizza la stagione dei ghiacci, ma che ama stemperarsi nei profumi dell?ultimo stralcio di sole.
Ti ho osservato a lungo per riuscire a carpire ogni tua singola sfumatura e sono giunta alla conclusione che non esistono sfumature.
Tu e i tuoi colori siete un unico opale cangiante.
Ora sollevi la mano del lavoro, posi il giallo oro per afferrare l?arancio.
Stai colorando sempre la stessa foglia da almeno 10 minuti. Non ti chiedo quanto ci metti di solito, non mi risponderesti. Il tuo tempo, lo so, non è il mio tempo.
Mi siedo accanto a te e ti osservo, mentre la mente d?inebria del pout pourri di profumi.
Il pout pourri della vita che muore per rigenerarsi.
Noto che l?arancio inizia a fondersi con lo sfondo e che inizia a spuntare una screziatura marrone. Ecco, ora prendi un altro pennarello. È il rosso e mi ricorda la compattezza delle amarene mature. Poco dopo, ti fermi, contempli la tua opera, poi con uno scatto da artista scegli un pennarello color prugna ed elargisci un ultimo tocco.
Questa foglia è ultimata e subito ne strappi un?altra ? curioso, non l?avevo notato – dal mantello che indossi. Un infinito mantello di foglie verde bottiglia che ondeggiano nell?attesa.
Restiamo così, seduti l?una accanto all?altro, come due innamorati che hanno imparato a comunicare senza parole e senza contatto.
Soltanto profumi e colori. Ecco cosa sento quando mi sei vicino.
Ti prego, Mr. Autunno, non mandarmi via.

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26 Set 2004

Atmosfere d’autunno

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Gli odori che impregnano l’aria mi hanno risvegliato un ricordo.
Anche questo è datato, ma ho sentito il bisogno di macchiare del suo inchiostro il web in omaggio all’autunno.

“Il sottobosco”

Onde verdi di un mare rotto dal vento,
vi annegano senza morire petali e corolle d’aprile.
Fanno capolino per poi scomparire,
annaspano e, di nuovo,
guardano il mondo di sottecchi.

Sguardi fugaci e subito dimenticati,
attimi di presente naufragati dentro il vento del passato;
attimi frantumati…
frammenti roteanti dentro balle di fieno d’aria
come defunti portati via dal canto della Banshee
e schiacciati sotto il peso del suo carro cieco.

E di nuovo attimi dimenticati,
tracce d’inchiostro invisibile sulla retina malata dei ricordi.
Ed ancora, sguardi fugaci di fiori in bianco e nero
nuotano nel mare della notte
come occhi gelosi di folletto che frugano il buio
per rubare i colori del mattino ai bossoli di rugiada,
specchi distillati da un geloso Iride ch’eclissa la felicità.

Occhi come lucciole danzano nel cerchio delle fate
raccontano istantanee di attimi eterni
fotografate in pose mai dimenticate.
Storie disperse nel verde mare del sottobosco
protette là dove il pittore ha ultimato la sua tela
un istante prima di perdere il senno nell’intrico delle felci.
Laggiù, sogni di un attimo hanno dimora da sempre,
prigionieri degli aneliti e dei bisbigli del Tempo.

Etain
Riferimenti: Nowhere Festival 2003

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