Archive for the Categoria 'Musica'

01 Apr 2005

Le parole di un grande Papa

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Ero un’adolescente foruncolosa il giorno in cui sentii per la prima volta quella canzone.
Cantavo la mia giovinezza in un piccolo e semidisastrato coro della parrocchia di un paesino di circa 500 anime. Allora era buona parte del mio mondo, fonte di gioie e dolori, luogo di condivisione e confronto.
Credevo in Dio con una fede disarmante, una fede trasmessami dai miei nonni ed impostami dagli eventi di una vita che non guarda in faccia le età cronologiche, ma che ti insegna presto cosa sia il dolore e la perdita.
Quella canzone, dicevo, la ricordo ancora oggi che la fede – rimpianta, desiderata, rinnegata – sembra scivolare sui marciapiedi disincantati della routine.
Queste erano le parole. Peccato non poter trasmettere in questa sede anche le note.

“Vergine Immacolata,
Madre di Dio e della Chiesa.
O Maestra del Sacrificio
nascosto e silenzioso.
A te, a te,
che ci vieni incontro
noi consacriamo,
consacriamo a te,
tutto il nostro essere
e tutto il nostro amore
e la nostra vita.”

Queste parole sono state pronunciate, anni fa, da Papa Giovanni Paolo II.
Questa notte, risalendo la china delle mie colpe da adulta miscredente, voglio ricordarle e dedicarle a lui.
Con le lacrime nel cuore.

N.B.: Un giorno dopo il suo ultimo viaggio verso i Cieli, cambio foto: preferisco ricordarlo così…

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12 Mar 2005

Come dare le medicine al vostro amico a 4 zampe: un alieno fra noi…

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Come dare la pillola al vostro gatto:

1) Prendete il gatto e sistematelo in grembo tenendolo col braccio sinistro come se fosse un neonato. Posizionate pollice e indice sui rispettivi lati della bocca del gatto ed esercitate una pressione delicata ma decisa finché il gatto apre la bocca. Appena il gatto apre la bocca, inserite la pillola in bocca. Consentite a gatto di chiudere la bocca, tenetela chiusa e con la mano destra massaggiate la gola per invogliare la deglutizione.

2) Cercate la pillola in terra, recuperate il gatto da dietro il divano e ripetete il punto n. 1.

3) Recuperate il gatto dalla camera da letto e buttate la pillola ormai molliccia.

4) Prendete una nuova pillola dalla confezione, sistemate il gatto in grembo tenendo le zampe anteriori be salde nella mano sinistre. Forzate l’apertura delle fauci e spingete la pillola in bocca con il dito indice della mano destra. Tenetegli la bocca chiusa e contate fino a dieci.

5) Recuperate la pillola dalla boccia del pesce rosso e cercate il gatto nel guardaroba. Chiamate qualcuno ad aiutarvi.

6) Inginocchiatevi a terra con il gatto ben incastrato tra le gambe, tenete ben salde le zampe anteriori e posteriori. Ignorate il leggero ringhiare del gatto. Dite al vostro aiutante di tenere ben salda la testa con una mano mentre inserisce un abbassalingua di legno in bocca. Inserite la pillola, togliete l’abbassalingua e sfregate vigorosamente la gola del gatto.

7) Convincete il gatto scendere dalle tende. Annotate di farle riparare. Scopate con attenzione i cocci di statuine e vasi rotti cercando di trovare la pillola. Mettete da parte i cocci con la nota di re-incollarli più tardi e, se non avete trovato la pillola, prendete un’altra pillola dalla confezione.
8) Avvolgete il gatto in un lenzuolo e chiedete al vostro aiutante di tenerlo fermo usando il proprio corpo in modo che si veda solo la testa del gatto. Mettete la pillola in una cannuccia, forzate l’apertura delle fauci del gatto aiutandovi con una matita e usando la cannuccia come cerbottana posizionate la pillola in bocca al gatto.

9) Leggete il foglietto illustrativo del farmaco per controllare che non sia dannoso per gli esseri umani. Bevete un succo di frutta per mandare via il saporaccio. Medicate il braccio del vostro aiutante e lavate il sangue dal tappeto usando acqua fredda e sapone.

10) Recuperate il gatto dal garage dei vicini. Prendete un’altra pillola. Incastrate il gatto nell’anta dell’armadio in modo che si veda solo la testa. Forzate l’apertura delle fauci con un cucchiaino. Ficcategli la pillola in gola usando un elastico a mo’ di fionda.

11) Cercate un giravite nella vostra cassetta degli attrezzi e rimettete a posto l’anta dell’armadio. Medicatevi la faccia e controllate quando avete fatto l’ultima antitetanica. Buttate la maglietta e indossatene una pulita e intatta.

12) Telefonate ai pompieri per recuperare il gatto dall’albero del dirimpettaio. Chiedete scusa al vostro vicino di casa che rincasando ha sbandato e ha fracassato la macchina contro il muro per evitare di investire il vostro gatto impazzito che attraversava la strada di corsa. Prendete l’ultima pillola dalla confezione.

13) Legate le zampe anteriori e le zampe posteriori del gatto con un corda e legatelo al piede del tavolo. Cercate i guanti da lavoro e indossateli. Inserite la pillola nella bocca del gatto facendola seguire da un grosso pezzo di filetto di manzo. Tenete la testa del gatto in posizione verticale e inserite 2 bicchieri di acqua in modo da assicurarvi che abbia ingoiato la pillola.

14) Dite al vostro aiutante di portarvi al pronto soccorso, restate seduti pazientemente mentre i dottori ricuciono le vostre dita alla mano ed estraggono i frammenti di pillola dall’occhio destro. Sulla strada per tornare a casa fermatevi al negozio di arredamento per comprare un nuovo tavolo.

15) Telefonate alla Protezione Animali per vedere se possono prendersi cura di un gatto mutante. Telefonate al più vicino negozio di animali per vedere se ci sono in vendita dei criceti.

Come dare la pillola al vostro cane:

1) Avvolgete la pillola in un pezzo di carne.
2) Date il tutto al vostro amico che vi ringrazierà scodinzolando.

(copia-incollato da un post di un newsgroup!)

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20 Feb 2005

Simposio in Metro

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Quante storie si potrebbero scrivere viaggiando in metro!
A ciascuna fermata il numero si fa più incalcolabile.
Ho provato ad appuntarmene una per il gusto di un sorriso da rimembrare ogni volta che mi trovo a sbuffare per uno dei consueti ritardi.

Roma, giovedì 17 febbraio, anno del Signore 2005.
Metro A, direzione Anagnina.
Destinazione Anagnina, appunto.
Termini-Anagnina significa solo 15 fermate!
Mi spintonano nella vettura insieme al mio affanno interiore causa ritardo: per arrivare a Termini, contro ogni previsione, ho dovuto acciuffare un autobus e la metro B da Piramide, mentre il programma era prendere un autobus che mi portasse ad una fermata di metro A post-Termini, in modo da arrivare per tempo all’appuntamento delle 10.30 in zona Cinecittà. Dove, oltretutto, mi spettava un altro autobus per altre 2 lunghe fermate.
Chiusa delucidazione.

Vettura iperaffollata.
Che la tipa con cui ho appuntamento abbia contattato mezza Roma alla medesima ora?
Ghignando mentalmente per l’argutezza della battuta, mi ritaglio un quadratino di linoleum e conquisto la frazione di un qualcosa per arpionare la mano.
E mi sorprende l’effetto cocktail.
Da un angolo di vettura, si staccano dallo sfondo due voci di donna che affrontano lo scottante tema del “tatuaggio negli adolescenti di oggi”.
Entrambe sulla cinquantina – ma molto probabilmente qualcosa in più – disquisiscono su un loro figlio o nipote o parente che si è impuntato sull’idea del tatuaggio.
L’una è una massa corporea densa e condensata nei sui occhialetti e i capelli neri con shampoo scuro copri-capello-bianco, l’altra una massa di onde fulve accompagnata da una maglia verde acido che inforca un suo bel paio di neotenici jeans con scarpa a punta finale.
La folla mi spinge nella loro direzione.
La assecondo, ormai presa dalla curiosità: 15 fermate sono lunghe da far passare!
Il discorso si sposta repentinamente sulla fanciulla dall’aria dark che indugia in piedi qualche posto più a sinistra dalle due comari.
Senza curarsi di abbassare il tono della voce, queste danno il via al simposio sulla novella “Mortisia variazione su tema” con meches platino che irradiano dal centro della testa e frangia a punta alla “Minni”. Ovviamente, minigonna nera, giubbotto nero, stivali e qualche piercing qua e là. Una bella ragazza alta che non passa certo inosservata.
Che strafiga!, penso.
E intanto il simposio continua con divergenza di opinioni.
La signora occhialuta detiene il primato della bigottaggine contro la signora fulva che da il via al panegirico sugli stili dei gruppi giovanili, dal dark al punk al fricchettone.
Quest’ultima, dimentica delle opinioni più consone alla propria generazione – che l’altra aveva, ahinoi, ben immagazzinato! – si lancia nella rievocazione dei suoi “bei tempi andati”, quando girava in dark con lunga zazzera ossigenata e strumento musicale – non mi è dato di sapere quale – sotto il braccio e atteggiamento algido della serie “me la tiro”.
Poi passa ad osannare la non-presente figlia piercingata e tosata la cui bellezza viene, a suo dire, esaltata dal taglio corto che le mette in risalto gli splendidi occhi verdi.
Intanto l’altra ha smesso di filarsela, probabilmente, per evitare di contraddirla in luogo pubblico.
Io mi azzardo ad incrociare i suoi occhi per cercare di intuire la sua effettiva età – secondo me poco meno di 60 – e mi ritrovo coinvolta nella sua analisi.
La tipa mi si rivolge alla ricerca di conferma.
Sorrido imbarazzata e comincio a guardarmi intorno alla ricerca di qualcos’altro da fissare.
L’altra tipa raggiunge l’uscita, senza dubbio con sollievo.
Ma dove va? Aspetti signora, non mi lasci qui da sola con questa matta!
Frittata fatta.
La liquido con un: “Ognuno ha un suo stile, signora, e se va bene alla persona in questione, va bene per tutti, no?”
Più che altro lo borbotto a denti stretti.
Lei continua ad osannare la ragazza dai capelli corvini a strisce platino.
Sì, signora, è veramente bella. Cavolo, come rosico…
Continuo a girare la testa alla ricerca di qualcosa che mi salvi.
E frattanto la congressista fulva non retrocede.
Poi la frotta di gente si schiarisce e rivela un posto vuoto.
Mi ci fiondo e lascio la piattola logorroica con un palmo di naso.
Un po’ delusa, si appropinqua ad un sedile, per fortuna lontano dal mio.
Lungo respiro di sollievo fino al capolinea, fino a quando non mi ritrovo a correre verso l’autobus che mi porta – incredibile! – quasi puntuale all’appuntamento.

E sì, quante altre storie potrei raccontare…

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15 Feb 2005

Rosso tulipano

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Ieri era San Valentino, giorno odiato-amato.
Io personalmente l’ho ignorato per la maggior parte della mia vita.
Difficile arrivare fidanzati il 14 febbraio.
E’ come dire: arriva il giorno del bilancio, che ne faccio di questa storia?
Una volta mi è accaduto di essere vittima di un simile bilancio e non l’ho trovato affatto gradevole.
Nonostante la valenza dubbia di questa pseudo-festività, la giornata di ieri mi ha regalato una scia di profumi: quello che io ho regalato a M. ? accessorio utile perché ne era rimasto sprovvisto ? e quello di questi splendidi tulipani.

Riferimenti: Poesia di Sylvia Plath

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08 Feb 2005

Attesa e "crespelle"

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Tastiera fredda, mani guantate, gambe incrociate e televisione fissa su Rai1.
Toh…sta per iniziare la finalissima de “Il Ristorante”.

E a proposito di cibo, oggi ho rinnovato la tradizione delle “crespelle siciliane”, uno dei pochi dolci che mi azzardo a cucinare con risultati lunatici.
Intanto, cerco di frenare il moto di rabbia nei confronti di M. che mi aveva assicurato di abbandonare la postazione dell’Ansa per le 20.00. Ma di che mi sorprendo? Ormai la sua percezione del tempo è arrotondata per eccesso di almeno un’ora e mezzo.
Questo significa che ceneremo per le 22.30 e che dovrò lavarmi i capelli a mezzanotte. Eppure gli avevo chiesto alle 19 se era il caso di anticipare il “rito del capello”.
Devo prenotare almeno un’ora e mezzo delle mie 24 ore se voglio dedicarmi alla zazzera e sperare di ottenere un risultato accettabile.
Mentre aspetto, scarico il nervosismo sgridando Lucy per le sue marachelle.

Mi sento stanca.
Felice, ma stanca.
È stato un inizio d’anno pieno di novità e di nuove opportunità.
Non credo che sia il mondo ad avermi notata d’improvviso, sarò io ad essere diventata più recettiva alle elicitazioni ambientali…
Tante cose si stanno muovendo, non so ancora in quale direzione.
Una cosa mi angustia.
Il groviglio di idee che si avvoltolano nell’attesa.

E per addolcire questo retrogusto d’amaro:

Crispelle (dicitura dialettale)

Ingredienti: Farina kg. 1, latte mezzo litro, lievito di birra gr. 40, acciughe salate gr. 100 (oppure ricotta fresca gr. 200), sale, pepe, sugna gr. 500.

Preparazione: Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido e versate in una zuppiera insieme alla farina. Lavorate con una forchetta, finché il composto non sia perfettamente amalgamato. Aggiungete un pizzico di sale e continuate a sbattere la pasta per circa venti minuti. Lasciate da parte a lievitare per un’ora.

Sciogliete la sugna in un tegamino e passatela a fuoco a riscaldare. Quando sarà bollente prendete la pasta lievitata con un cucchiaio e al centro mettete mezza acciuga oppure un cucchiaino di ricotta, condita con sale e pepe. Aiutandovi col dito cercate di chiudere il composto prima di versarlo nel tegamino a friggere nella sugna bollente.

Appena dorate togliete le crespelle dal fuoco e passatele in una carta assorbente perchè perdano l’unto. Servite ben calde.

Io le ho cucinate semplici semplici, senza acciughe nè ricotta, e ripassandole nello zucchero subito dopo aver fatto assorbire l’olio.

BUON APPETITO!!!

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07 Gen 2005

Cronaca di un Capodanno da degenza

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Quando il 30 dicembre dell’anno appena trascorso ho varcato la barriera di controllo al Fontana Rossa di Catania, nulla lasciava presagire gli esiti dei giorni a venire.
O almeno, nulla fino a quando il mio volo non è stato posticipato di mezz’ora.
E poi di mezz’ora. E poi di mezz’ora. E poi di mezz’ora…
Solo due ore di ritardo!
Comodi comodi, non scaldatevi, non siete neanche stati messi al corrente delle cinque ore di ritardo del volo di andata! Ma questa è un’altra storia e non mi azzardo – non in questa sede – a distruggere la compagnia aerea che mi sono azzardata a prendere.
Diciamo che è inutile farne nome perché ci ha già pensato da sola a farsi una pessima pubblicità.

Per tornare al mio viaggio, sono atterrata tutta interna e ho riabbracciato il mio M.
Siamo partiti la mattina dopo intorno alle 10.30 e abbiamo raggiunto la meta nelle 4 ore previste, senza intoppi né estenuanti code al casello.
Tutto perfetto, quindi.
Troppo.

Superiamo Pistoia e inforchiamo la Porrettana.
Paesaggio da favola: sfilata di sempreverdi spruzzati di neve, casette dai tetti bassi e dalle mura di mattoni, tronchi spogli rivestiti con abiti d’edera, cespugli di agrifoglio.
Un sogno che avanzava tra le strade curvilinee che si affacciavano sulla valle dell’Alto Reno. E la diga, che trasformava il paesaggio all’ingresso di Pavana Pistoiese.
Un’occhiata curiosa alla casa di Guccini, una scivolata – mia, naturalmente – sul nevischio che decora il sentiero del giardino, saluti e presentazioni frettolosi e… i bacilli.
La ragazza del padrone di casa si è guadagnata l’influenza capodannesca.
Scattano le battute sul rischio epidemico, le minestrine calde, le tachipirina e i colpi di tosse generali. Tra una tosse e l’altra confondiamo quella bacillosa da quella ipocondriaca e, da sei sani più una malata che eravamo, ci riduciamo a quattro sani più tre malati.
I vicini di casa intervallano premurose visite a quello che è stato subito ribattezzato “lazzaretto” – anche se di una bellezza sconosciuta ai lazzaretti di un tempo, devo dire – mentre noi pensavamo di preparare i cartelli di avviso per la quarantena.
Ad un certo punto, le tachipirina erano finite, andate giù come ciliegine.

Giorno 2 gennaio quattro di noi si sono dati alla fuga – tre sani e un malato – e tra questi c’ero anch’io. Nessun sintomo mi si è ancora manifestato, per fortuna.

Un Capodanno insolito, senza dubbio.
Certo è che man mano che passavano le ore le mie aspettative di romantiche passeggiate tra sferzate di gelo e boschi innevati si sono carbonizzate nel caminetto dalla canna fumaria troppo vivace e poi spente del tutto sotto il getto di acqua ghiacciata del lavabo invaso da inesauribili stoviglie.
Che volete, la “bontà” del nuovo anno si pronostica al suo albeggiare.
Non a caso l’anno appena trascorso ci ha lasciato uno splendido ricordo di sé (ma evito di parlare anche qui del cataclisma post-natalizio, le mie pseudo-disavventure volevano essere qui un modo come un altro per far nascere un sorriso).
Il posto, però, era stupendo, come da foto.

Dimenticavo, l’immagine l’ho presa dal web: abbiamo dimenticato la digitale a casa.
(Che fosse un segno premonitore?)

Al link il sito ufficiale della provincia di Sambuca Pistoiese e le altre immagini.

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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24 Dic 2004

E il bosco si veste di poesia

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“Natali”

Tele di ragno incastonate su rami d’agrifoglio
decorati con lacrime e luci di rugiada.
Fiocchi annacquati di un Natale consumato,
rimasugli di stoppini bruciati
dalla cera e dal tempo
e avanzi di pandolce e cotechino
di un Anno che non farà più ritorno.
Questo resta del passato,
insieme al sale del dolore e all’amaro del rimpianto.
Dolce è pregustare futuri cenoni,
e Abeti d’Argento e vischio e presepi e Pan d’oro,
che aspettano chi saprà infarcire ogni nuovo giorno
con festoni di Speranza e addobbi d’Amore.

Buon Natale!!!

Etain

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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18 Dic 2004

Neuroni in vacanza

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Rinsavimento febbricitante di una “Fanatica del Natale”

In questi giorni transito in una dimensione spazio-temporale insolita.
Forse sono l’intruso di una dimensione parallela, per citare un grande del fumetto italiano (dovrò guardarmi le spalle dal “baluardo” di zona?).
Percorro le strade senza accorgermene, attorniata da addobbi natalizi e da maratoneti degli acquisti, pregna di colori e luci intermittenti.

Il mio corpo sembra presente: si sveglia, fa colazione, rabbrividisce prima di ricevere l’acqua bollente della doccia, sente il bisogno di imbacuccarsi dentro indumenti lanosi, riesce a afferrare il primo mezzo di trasporto che si degna di passare, raggiunge in orari insperati la meta, compie il proprio dovere, ingurgita nei limiti del possibile un pranzo, fa ritorno a casa, coccola la gatta tra una grattatina ed una scalata al mobile del soggiorno, si riposa, va a danza, canta al karaoke, staziona davanti al computer, legge Topolino, prepara la cena, si strucca, crolla più o meno svestito sul letto.

Eppure la mente è assente.
Anche adesso, mentre la mani si muovono inceppandosi sulla tastiera, mi accorgo di non essere del tutto presente a me stessa.
Mi chiedo: “Ma cosa starò scrivendo di preciso? La gente che avrà la pazienza di soffermarsi a leggere cosa capirà?”.

In questo accavallarsi di pensieri, mi trovo un capro.
Il Natale!!!
Mi fa quest’effetto di rincoglionimento da una vita.
Mi sembra impossibile che sia esistito più di 2000 anni fa, un bambino che in una grotta abbia trovato qualcosa da salvare in questo sporco mondo.
Eppure continuiamo a crederlo e forse qualcuno di noi ha fantasticato pure un suo ritorno.

Un Natale di molti anni fa, – di 18 anni fa, per l’esattezza – l’avevo persino incontrato, pensate un po?. O almeno, ci avevo sperato.
Ha illuminato la mia vita per poco più di 2 mesi, poi è volato via un gelido 17 dicembre.
Ecco, adesso mi viene da piangere e i neuroni sono tornati.
Giusto il tempo di ricordare il tuo dolcissimo sorriso, fratellino.
Giusto in tempo per dedicarti una canzone.
Ti ricordi quel carillon che tanto amavi?
Ricordi le canzoncine sussurrate accanto alla tua culla?
Preferivi ascoltarle invece di dormire, come se non volessi sprecare inutilmente il tuo poco tempo, chiedendo solo di conoscere tutto di questo triste meraviglioso mondo.

Ecco, ora asciugo le lacrime e i neuroni riprendono la vacanza.

(post scritto ieri, oggi ho avuto una rescrudescenza e sono andata a fare shopping…)

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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07 Dic 2004

Retrospettiva

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Dal diario di Rodi

«Il sole scalda la pelle con l’intensità di un perpetuo fuoco senza fiamma, seguendo il programma di uno spettacolo senza tempo e senza partitura.
Le cicale improvvisano sopra un pentagramma immacolato e vi imprimono note che richiamano i colori di questa natura brulla e selvaggia, macchiata qua e là dall’alone della civiltà.
La mia finestra si affaccia su una piccola coltivazione di – poco romantici – banani, che gioca ad oscurare la vista della baia sottostante, ma pochi passi e mi tuffo nel profumo dell’erba, e qualche altro passo ancora e mi si spalanca il paesaggio verde, biondo, rosso e azzurro di Vlicha.
A pochi chilometri – 3 o 4 circa – si erge la cittadina di Lindos.
Poche curve e ci accoglie l’acropoli fortificata, abbarbicata su un promontorio che fa capolino dal mare e coronata da una costellazione di casette candide dai tetti rossi. Avventurasi tra i suoi vicoli e come perdersi in un labirinto delle meraviglie.»

Queste poche parole le avevo scritte quest’estate e le avevo perse nei meandri della memoria di un computer, insieme alle tante foto, che voleva tenerle tutte per sé. Adesso abbiamo creato un piccolo circuito di rete tra i congegni informatici di casa che lo hanno costretto a restituire il maltolto. Vi allego una foto.

Etain
Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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01 Dic 2004

"Brina d’inverno"

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D’amore ebbe rigate le guance
nella penombra assorta del mattino.
Come rugiada,
irrigava l’amore la sua gioia,
nel dolore della giovane sposa.
Ma muto era il suo giaciglio
e spoglia la sua mano di bambina.
La donna tardava a fiorire
malgrado la sete placata
da quell’acqua d’amore.
E pallido era ancora il sole
che sgelava con infruttifera mano,
ed il bocciolo si spense
nei cristalli della brina d’inverno.

Etain, 22 novembre 2003

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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