Archive for Gennaio 2006

25 Gen 2006

Ritorno?forse.

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Ritorno da chi? Ritorno da dove?
Da me stessa, probabilmente.
Da una me stessa scomoda, abbondante, inconcludente.
Brutto periodo, questo. Non mi va di condividerlo con nessuno.
Mi sento libera e felice, ma allo stesso tempo Libertà e Felicità ingombrano la mia voglia di fare.
Troppe idee gironzolano tra questa Libertà che mi rende felice, ma queste stesse idee allora diventano fonti di infelicità, intrappolano per poi costringermi di nuovo a fuggire dalla gabbia dalle sbarre d?oro.
Non ho niente da fare, eppure ho più cose da fare di quante non ne abbia mai avute.
Regna un senso di dispersione.
Ogni gesto è vacuo, inconsistente, non solido.
È un fare invisibile che costriusce in silenzio le strade del futuro.
Chissà quanto dovrò ancora aspettare per vederne l?imbocco.

Intanto, mi accingo a rispettare ? con abnorme ritardo ? un?antica promessa.
Ecco una foto risalente al giugno scorso scattata durante lo spettacolino di danza del ventre.
In attesa del ritorno?forse.

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07 Gen 2006

Zandomeneghi: un veneziano tra gli impressionisti

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Anno nuovo, desiderio di nuove atmosfere.
Si rinnova così, come una sorta di rituale, l?appuntamento con il Chiostro del Bramante, divenuto ormai, nel mio immaginario, sede ideale di suggestioni artistiche sconosciute.
Così ieri sera ho avuto il piacere di ?conoscere? Federico Zandomeneghi, pubblicizzato da novembre sui cartelloni sparsi per Roma come ?un veneziano tra gli impressionisti?.

Nato a Venezia nel 1841, ha partecipato all?impresa dei Mille e alla terza guerra d?indipendenza e, fino al 1874, ha lasciato che la sua arte si foggiasse sulla scorta dei macchiaioli italiani.
Poi, un bel giorno del 1874, senza programmi precisi, parte alla volta di Parigi: non rivedrà mai più l?Italia. Infatti, nella capitale francese morirà nel 1917.
Inizia così la sua nuova esistenza tra le atmosfere bohèmiens di Montmartre, gli atelier e le toilettes della nascente moda femminile francese, i Café Litteraire e le esposizioni degli artisti che, a ragion veduta, sono stati annoverati tra gli impressionisti.
La mostra si articola su 110 opere dell?artista, tra dipinti e pastelli, accompagnati da una trentina di disegni, in un percorso espositivo organizzato per temi che ripercorrono i suoi soggetti preferiti.
Segnalo qui i titoli di alcune sezioni: ?il periodo macchiaiolo?, ?Parigi e la pittura en-plein-air?, ?la donna di Zandomeneghi e la moda parigina?, ?il nudo?, ?la natura morta?.

Accanto alla selezione di Zandomeneghi vengono inserite a confronto opere di artisti francesi, come i disegni dell?amica, modella e pittrice Suzanne Valadon, dipinti di Renoir, Guillaumin, Sisley, Pissarro, pastelli di Degas, grafiche di Toulouse-Lautrec, visualizzando così la fitta trama di riferimenti e suggestioni tra Zandomeneghi e i suoi amici impressionisti.

Si percorre la galleria con la sensazione di spiare i soggetti riprodotti, che difficilmente ricambiano i tuoi sguardi, impegnati come sono nell?adempimento dei loro segreti movimenti quotidiani.
Questo accade dovunque: nei coloratissimi quartieri parigini, dove i soggetti percorrono le strade e le piazze immersi nel brusio pacato del quotidiano; nel mormorio soffuso della campagna francese, dove le fanciulle contemplano, ignare dello spettatore, i verdi intensi delle foglie o azzardano un bagno proibito nelle acque del fiume.
Accade ancora di spiare una fanciulla che dorme, degli sposini a passeggio sulla Senna, delle mesdames a colloquio in un boudoir, delle sartine intente a comporre un modello stravagante di cappello, delle modelle che si asciugano davanti al caminetto dopo il bagno, delle donne allo specchio nell?intimo gesto di maledire la prima ruga, delle fanciulle borghesi immerse nella lettura di un libro o sorprese con la noia sul viso durante la detestata lezione di canto.
Ciò che viene ritratta è l?esistenza in divenire, la vita nell?attimo preparatorio ? mobile e mutevole – in cui un evento sta per compiersi. L?autore ci permette di entrare nelle vita dei suoi soggetti, soprattutto delle ?sue? donne, e di immaginarne le azioni successive, nonostante l?attimo svelato sia eternato da pennellate decise, rettilinee e, a volte, puntiformi.

Accompagno queste parole con un?immagine dell?artista che a me è piaciuta in modo particolare. Trattasi di un olio del 1878 dal titolo A letto (Fanciulla Dormiente), solitamente esposta alla Galleria d?Arte Moderna di Palazzo Pitti, a Firenze, ma che ieri ho potuto apprezzare dal vivo.

Chi ha la fortuna di abitare a Roma o di soggiornarci nelle prossime settimane sappia che la mostra avrà termine il 5 marzo (ved. riferimento per ulteriori informazioni).
A buon intenditor?

Riferimenti: Chiostro del Bramante

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06 Gen 2006

L’Epifania tutte le feste si porta via

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Care colleghe Befanine, come è andato il vostro giro stanotte?
Vi dirò, con questo freddo io mi sono ritrovata con un bel raffreddore mattutino (etcììì!), ma si fa questo ed altro per i bambini.
E così, cari miei, godiamoci i rimasugli di questo Natale, scartiamo la nostra bella calza di carbone e iniziamo a programmare la dieta post-feste fin da stasera!
Vi lascio con una bella leggenda “befanesca”.

Un giorno i Re Magi bussarono alla porta di un’anziana signora.
Erano diretti a Betlemme volendo portare dei doni a Gesù Bambino, ma non sapevano come arrivarci.
Invitarono l’anziana donna ad unirsi a loro, ma ella rifiutò.
Il 6 Gennaio i Re Magi arrivarono a Betlemme e diedero i loro doni(oro,incenso e mirra) a Gesu’ Bambino.
Intanto la vecchietta che si era pentita di non essersi unita a loro, cercò da sola di trovare Gesù Bambino per portargli i suoi doni, ma giunta a Betlemme non lo trovò più.
Così si dice che la donna da quel giorno, per fare ammenda, la notte tra il 5 e 6 Gennaio vada in giro per le case a lasciare i doni ai bambini.

Riferimenti: La Befana

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03 Gen 2006

Bilanci e consapevolezze

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Più passa il tempo e più mi accorgo che di idee per il blog me ne restano poche.
Agli albori queste pagine erano di un vuoto pallido da riempire di contenuti, versi, colori.
Quante sensazioni da immortare!
Ogni post regalava sollievo e soddisfazione.
Oggi non è più così: pensieri esauriti, emozioni sbiadite, nessuna urgenza di gratificazione.
Un tempo avevo bisogno di uno spazio in cui esprimermi e condividere, adesso questo bisogno non c?è più.
Forse l?anno che abbiamo appena seppellito mi ha dato nuove consapevolezze: in effetti, ora so, senza ombra di dubbio, che potrei chiudere i battenti di questo mio spazio senza ulteriori rimpianti.
Chiudere e buttare via la chiave.
Beh, forse questo sarebbe troppo.
Chiudere e conservare la chiave in quel cassetto dove è bello nascondere piccoli ricordi cari al cuore, ricordi che ogni tanto fa bene toccare con tenerezza.
Però so che non chiuderò.
Mi conosco abbastanza da sapere che questa riflessione può anche essere frutto di un momento, il transito di un pianeta malinconico nel mio cielo o le paturnie di una neo-psicoterapeuta nevrotica.
Così tiro avanti trascinando proposizioni di dubbio interesse che scimmiottano le “glorie” del passato. Molto patetico.
Certo, se non riesco a riprendermi allora dovrò per forza abbassare la saracinesca.
Vediamo cosa mi porterà il nuovo anno.

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