Archive for Giugno 2005

28 Giu 2005

Giorni vividi

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Sono giorni vividi che scorrono fluidi verso un?estate abbagliante.
Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato addosso sapori e profumi vacanzieri, come di un frutto esotico che mangiato con foga disgusta, ma che assaporato a bocconi piccoli ed indolenti ubriaca.

Venerdì sera compleanno del mio uomo con cenetta e due ? la festicciola è saltata causa cognatini che se la sono data a gambe -, cosa di cui ringrazio i fuggitivi.
Il festeggiato si è guadagnato la mia esclusiva attenzione più:
- bigliettino melenso a sorpresa nascosto sotto il tovagliolo ? della serie, ricicliamo le idee balzane propinataci da infanti a scuola in occasione di ?feste della mamma e del papà?-;
- consapevole iperglicemia da cassata siciliana su richiesta del festeggiato con annessa candelina blu d?obbligo;
- portafogli in pelle chiara della Timberland ? ?Amore, è la seconda volta che te ne regalo uno, vedi di non sfondare anche questo??- che però ha cambiato perché ritenuto troppo piccolo per contenere i suoi trasbordanti spiccioli ? ?Ma monete e carte di credito dove sono finite, caro??;
- camicia beige della suddetta marca ? li ho arricchiti quei maledetti! ? in sostituzione di un?altra camicia già regalatagli, ma sfondata come il suddetto portafogli ? ?Amore, lo so che le cose che ti regalo ti piacciono e le usi fino allo stremo, ma cerca di farle durare almeno un anno, ok??.

Sabato è trascorso tra coccole e preparativi per la serata.
Con le ?danzatrici del ventre? ? ribattezzate per celia ?Le rose del deserto? – avevamo organizzato una festicciola con spettacolino di danza incluso. Chi ha potuto ha invitato amici e parenti. Da parte mia, c?è stata defezione totale.
Quando l?avevo annunciato, tutti ad esclamare: ?Io ci sarò sicuro!?, ?Conservami un posto in prima fila!?. Alla fine non è venuto nessuno dei miei convitati, neanche il mio beneamato M., che era stato costretto a sorbirsi la stessa coreografia miliardi di volte a casa e, l?ultima volta al saggio, nella palestra che stillava sudore dalle pareti. A niente è valso appellarmi al lauto banchetto che avevamo preparato. Però la sua assenza mi ha resa più spigliata ed il balletto è venuto benissimo, riempiendo d?orgoglio la sottoscritta.
Attendo riscontri digitali e filmici a riprova e, forse, almeno un fotogramma prenderà dimora su questa pagina.

La domenica mi ha vista sulla spiaggia di Ostia, anche se non è esattamente così che immagino la spiaggia della mia vita. Mi sono cimentata nel primo tentativo di tintarella. Tentativo miseramente fallito. I raggi ultravioletti ripugnano la mia pelle.
Però mi sono divertita soprattutto perché sono riuscita a schiodare il deretano del mio uomo dalla sedia davanti al pc. La sera siamo stati alla Festa dell?Unità ? ormai un appuntamento rituale per noi ? dove abbiamo consumato una cenetta messicana a base di riso, fagioli neri, burritos, pollo piccante e frittelle di mais, poi smaltita zigzagando tra gli stand. Io ci ho guadagnato un ricettario di cucina greca, lui una maglietta Made in Jail.

Lunedì mattina non volevo alzarmi: ?Ma perché, è estate, sono in vacanza, no??
Credevo che fosse l?estremo scorcio di un giugno da liceale che se la spassa dopo l?addio alle ultime fatiche annuali. Ma purtroppo la mia vita è andata un po? oltre.
Ieri sono stata all?ambulatorio, ma oggi me la sono scampata e domani Roma si ferma per festeggiare i SS.Pietro e Paolo. Programma: pranzo dai suoceri e bivacco postprandiale in piscina.

Grazie Roma per questa breve illusione vacanziera!

Riferimenti: Dipinto di Francesco Iudici

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23 Giu 2005

Voce di nottambula

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Ore 2.20.
Mente in fibrillazione, idee guizzanti, occhi iniettati di sangue, mascara distribuito in minuscoli frammenti neri sulla faccia lucida.
Ho lavorato fino adesso alla stesura quasi definitiva di un articolo e, non contenta, mi appresto a formulare un qualche delirio su questa pagina.
Il fatto è che non sopporto la coerenza, la linearità del pensiero, l’eccesso di logica e l’inevitabilità della citazione.
Io sono nata per creare, non per copiare! – anche se quest’ultima è una cosa che mi riesce molto bene. Alla faccia dei prof!
Detto questo, mi eclisso.
Una rinfrescatina al viso, magari con l’acqua tonificante del bel ruscelletto che sento frusciare qui vicino e mi immergerò nel letto di foglie di betulla raccolte in voto la notte del solstizio d’estate.
Forse la brezza notturna mi accompagnerà nel mondo dei sogni e mi guiderà fino alle luci mattino.

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18 Giu 2005

La porta dei sogni

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Detraggo una decina di minuti alla mia caotica vita nel tentativo di scrivere un post quanto meno decoroso.
Ho urgente bisogno di riposo da questo mondo esagitato e privo di definizione.
Se penso alle ore di studio che mi aspettano e alla settimana che mi si profila davanti, rischio di simulare una catalessi isterica per sottrarmi alle responsabilità, una volta per tutte, e rifugiarmi per sempre nella fantastica dimensione del ritiro autistico.
Ma non lo faccio.
Mi limito a chiudere gli occhi per qualche ora e ad immergermi nelle segrete profondità del sogno. Quel sogno che ti sottrae al sonno, che non fa riposare davvero il tuo corpo, ma gli fa vivere emozioni anche da fermo, imbottigliato sotto vuoto in un vuoto pieno di colori. Luoghi e personaggi prendono forma in quel film privato, proiettato in esclusiva da te per te. O fores, un libro dalle parole invisibili di cui riesci a leggere solo le figure, vive, mobili, cangianti.

Oltre che dei miei colori personali, le vedute oniriche si sono popolate di personaggi e luoghi presi in prestito involontariamente da un altro sognatore.
Non so quanti conoscano Luca Enoch. Io lo considero uno dei più grandi fumettisti italiani dei nostri giorni, capace di mettere al mondo le sue creature, sognandole, studiandole, sceneggiandole, disegnandole con l’affetto e la dedizione di un padre esigente ma benevolo.
Ecco, stamattina ho preso in prestito la sua Gea per spalancare la porta del sogno. Spero non me ne voglia per lo scippo passeggero che, da non troppo abile rea confessa, mi accingo a restituire con riconoscenza.

Va bene,la pausa dal mondo è finita.
Al prossimo sogno.

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14 Giu 2005

Creatività casalinga

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Eccomi qui, reduce da una giornata proficua, ma disfacente. Quest’ultimo aggettivo è da riferirsi alle mie contratte cellule cerebrali.
Contratte in un febbricitante mal di testa.
Ma è il frutto della produttività: sto creando con dei miei colleghi una serie di articoli la cui stesura si sta estendendo verso un infinito temporale.

Adesso mi rilasso davanti ad un altro dei soliti episodi – dai surreali dialoghi – delle “Gilmore Girls”.
Che vita da casalinga viziata che sto facendo lavorando a casa…

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01 Giu 2005

Groviglio mentale

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Incredibile!
Oggi sono riuscita a spostarmi in auto da sola anche se per pochi metri.
Sono uscita di casa con le chiavi della polo che ciondolavano meste tra le dita, come testoline rassegnate di condannati al patibolo, e sono rientrata con un tintinnio trionfante tra le dita ed un sorriso soddisfatto.
Non che non abbia commesso manovre azzardate, ma sono sopravvissuta per raccontare l’impresa!!!
Meno male, almeno una fatica positiva da raccontare…
Oggi è stata una giornata infruttuosa, come anche la settimana appena trascorsa.
Mi agito, scalpito da destra e a manca, percorro km, concepisco progetti e organizzo giornate, per farmi poi scivolare i minuti tra le dita.
I secondi scorrono inconcludenti, vittime di una fiacchezza interna che impedisce al corpo di eseguire tutti i movimenti stabiliti.
Le troppe cose da fare di affastellano nella mente, soffocano i propositi, infestano l’aria e intossicano la quiete delle buone intenzioni.
Devo ritrovare ossigeno e concentrazione.
A tal scopo, andrò a rifocillarmi di riposo in un agriturismo vicino Norcia da venerdì a domenica, da brava turistucola disgustosamente alla moda.
Ma forse al moda del momento imporrebbe mare e tintarella.
Se andassi al mare non mi riposerei affatto: starei tutto il tempo a spalmarmi unguenti odorosi, cercando di non scottare la pelle finto-olivigna mentre con una mano giocherello con le pietre e con l’altra mi sollevo i capelli appiccicati al collo.
In tutto questo, sbufferei di rabbia mentre due adolescenti con le chiappe sode mi passano accanto sollevando sabbia finissima e vischiosa sulla mia faccia. Intanto il mio uomo si alienerebbe con l’ultimo libro di Steven King e mi lascierebbe da sola con i miei commenti sulla pressione che si sta abbassando a soglie pericolosamente vicine alla perdita di coscienza.
Insomma, è bello andare al mare, ma è pessimo ricominciare ad andare al mare.
Depressioncina pre-estiva, lapalissiano!
Vabbé, rinuncio a capirmi.
Spengo i circuiti encefalici e vado a letto.

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