Archive for Dicembre 2004

24 Dic 2004

E il bosco si veste di poesia

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“Natali”

Tele di ragno incastonate su rami d’agrifoglio
decorati con lacrime e luci di rugiada.
Fiocchi annacquati di un Natale consumato,
rimasugli di stoppini bruciati
dalla cera e dal tempo
e avanzi di pandolce e cotechino
di un Anno che non farà più ritorno.
Questo resta del passato,
insieme al sale del dolore e all’amaro del rimpianto.
Dolce è pregustare futuri cenoni,
e Abeti d’Argento e vischio e presepi e Pan d’oro,
che aspettano chi saprà infarcire ogni nuovo giorno
con festoni di Speranza e addobbi d’Amore.

Buon Natale!!!

Etain

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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22 Dic 2004

"Yule", ovvero il Solstizio d’Inverno

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Visto che mancano pochi giorni al Natale, ma che siamo tutti in vena di festeggiamenti, perché non parlare di una festa proto-natalizia?
Il 21 dicembre!
In questa data si festeggia Yule, ossia la festa del solstizio d’inverno, il giorno in cui il mondo assiste alla notte più lunga dell’anno.
Si tratta di una ricorrenza sacra che ha le sue origini nell’antichità, in tempi in cui veniva celebrata dalle popolazioni celtiche e germaniche anche con il nome di Saturnalia, riprendendo la celebrazione Romana delle divinità agricole come Saturno, da cui il nome deriva.

La parola moderna, derivante dall’Anglo-Sassone “Iul” o dal Germanico “Yula”, significa “ruota”, riprendendo il concetto secondo il quale l’anno gira come una ruota, la Grande Ruota dello Zodiaco, la Ruota della Vita o del Sole.
Si dice che l’ora più buia preceda l’alba e che la festa di Yule celebri per questo la rinascita del Sole.
Nella tradizione Bardica, il Solstizio d’Inverno era chiamato anche Alban Arthan dai Druidi e corrispondeva al periodo dell’anno in cui coglievano il vischio sacro dalla Quercia, una tradizione che ha mantenuto il legame con l’usanza delle decorazioni natalizie con la medesima pianta.
Il vischio era considerata una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine, e quindi emanazione divina. Equiparato alla vita attraverso la sua somiglianza allo sperma (le bacche bianche e traslucide), ed unito alla quercia, il sacro albero dell’eternità, questa pianta partecipa sia del simbolismo dell’eternità che di quello dell’istante, simbolo di rigenerazione ma anche di immortalità.

Yule è la festa dedicata alla nascita del Dio Sole, figlio del dio morto l’anno precedente. Questa idea della celebrazione della rinascita del Sole era così universale nel mondo antico che i cristiani vi si adattarono trasformandola nel Natale (il Solstizio d’Inverno nell’antico calendario astronomico romano cadeva, infatti, il 25 dicembre). Nessuno sa con certezza quando Cristo nacque, ma mantenendo questa festa, Cristo veniva misticamente identificato con il Sole, il “Divino Re”. Così, molte delle tradizioni di Yule, praticate dai Germani, dai Celti e dai Romani sopravvivono oggi sotto le spoglie di una festività cristiana.

Per le popolazioni germaniche, Yule è la più importante festività dell’anno e in questo periodo le divinità, chiamate anche “esseri di Yule”, erano più vicine al Midgar (il mondo di mezzo, dove vivono gli umani). Gli spiriti dei morti erano liberi di tornare tra i vivi ed esseri fatati manifestavano la loro presenza. In questo senso può essere associata alla celtica Samhain ( Halloween ).
Nelle cronache Anglo-Sassoni si legge la celebrazione di una dea, nella notte del Solstizio, la Dea fertile dell’estate che muore per rinascere come un Dio, portatore di gelo, buio e morte, il quale purificherà la terra prima della prossima estate feconda. Questo Dio è la reincarnazione della Dea, in un eterno ciclo di nascita/morte, nella Ruota della Vita.
Quindi Yule è insieme festa di morte, trasformazione e rinascita.
Il Re Oscuro, il Vecchio Sole, muore e si trasforma nel Sole Bambino che rinasce dall’utero della Dea: all’alba la Grande Madre Terra dà alla luce il Sole Dio.
La Dea è la vita dentro la morte, perche’ anche se ora è regina del gelo e dell’oscurità, mette al mondo il Figlio della Promessa, il Sole suo amante, che la rifeconderà riportando calore e luce al suo regno.
Anche se i più freddi giorni dell’inverno ancora devono venire, sappiamo che con la rinascita del sole la primavera ritorna.

Come celebrare anche oggi Yule?
Suggerirei di preparare un albero natalizio in variante “solstiziale”, decorandolo con tante piccole raffigurazioni del sole o con figurine alate simili a fatine.

Buon Yule a tutti!!!
(-3 al Natale!)

Riferimenti: Per approfondimenti

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18 Dic 2004

Neuroni in vacanza

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Rinsavimento febbricitante di una “Fanatica del Natale”

In questi giorni transito in una dimensione spazio-temporale insolita.
Forse sono l’intruso di una dimensione parallela, per citare un grande del fumetto italiano (dovrò guardarmi le spalle dal “baluardo” di zona?).
Percorro le strade senza accorgermene, attorniata da addobbi natalizi e da maratoneti degli acquisti, pregna di colori e luci intermittenti.

Il mio corpo sembra presente: si sveglia, fa colazione, rabbrividisce prima di ricevere l’acqua bollente della doccia, sente il bisogno di imbacuccarsi dentro indumenti lanosi, riesce a afferrare il primo mezzo di trasporto che si degna di passare, raggiunge in orari insperati la meta, compie il proprio dovere, ingurgita nei limiti del possibile un pranzo, fa ritorno a casa, coccola la gatta tra una grattatina ed una scalata al mobile del soggiorno, si riposa, va a danza, canta al karaoke, staziona davanti al computer, legge Topolino, prepara la cena, si strucca, crolla più o meno svestito sul letto.

Eppure la mente è assente.
Anche adesso, mentre la mani si muovono inceppandosi sulla tastiera, mi accorgo di non essere del tutto presente a me stessa.
Mi chiedo: “Ma cosa starò scrivendo di preciso? La gente che avrà la pazienza di soffermarsi a leggere cosa capirà?”.

In questo accavallarsi di pensieri, mi trovo un capro.
Il Natale!!!
Mi fa quest’effetto di rincoglionimento da una vita.
Mi sembra impossibile che sia esistito più di 2000 anni fa, un bambino che in una grotta abbia trovato qualcosa da salvare in questo sporco mondo.
Eppure continuiamo a crederlo e forse qualcuno di noi ha fantasticato pure un suo ritorno.

Un Natale di molti anni fa, – di 18 anni fa, per l’esattezza – l’avevo persino incontrato, pensate un po?. O almeno, ci avevo sperato.
Ha illuminato la mia vita per poco più di 2 mesi, poi è volato via un gelido 17 dicembre.
Ecco, adesso mi viene da piangere e i neuroni sono tornati.
Giusto il tempo di ricordare il tuo dolcissimo sorriso, fratellino.
Giusto in tempo per dedicarti una canzone.
Ti ricordi quel carillon che tanto amavi?
Ricordi le canzoncine sussurrate accanto alla tua culla?
Preferivi ascoltarle invece di dormire, come se non volessi sprecare inutilmente il tuo poco tempo, chiedendo solo di conoscere tutto di questo triste meraviglioso mondo.

Ecco, ora asciugo le lacrime e i neuroni riprendono la vacanza.

(post scritto ieri, oggi ho avuto una rescrudescenza e sono andata a fare shopping…)

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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11 Dic 2004

Quella volta che Babbo Natale non si svegliò in tempo…

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di Thomas Matthaeus Muller

Hubert, l’anziano Babbo Natale, saltò giù dal letto: accipicchia, non si era svegliato in tempo!

Era già la vigilia di Natale, e non c’era ancora nulla di pronto, nemmeno un pacchettino! Dappertutto sul pavimento erano sparse in disordine le molte letterine di Natale che il postino aveva fatto passare attraverso una fessura della porta.

Quasi contemporaneamente qualcuno busso alla porta e la renna Max, fedele assistente di Hubert, entro puntuale come ogni anno.
“E che cosa faccio adesso?” si lamento Hubert. “La sveglia non ha suonato!”
“Chiedi a Otto, il mago, se può fermare il tempo, cosi tu potresti procurarti ancora tutti i regali”, suggerì la renna Max.
“Otto sa soltanto far apparire conigli dal cilindro!” brontolo arrabbiato Hubert. “E per di più soltanto bianchi!”
“Allora portiamoci dietro la cassa dei travestimenti”, disse la renna Max. La cassa dei travestimenti era un baule enorme e pesante, piena di vecchi costumi, fazzoletti colorati, cappelli, scarpe e scialli che Hubert, anni prima, aveva ricevuto in regalo da una compagnia teatrale.

Quando la caricarono sulla slitta questa si ruppe nel mezzo.
“E adesso che faccio?” si lamento Hubert.
“Portiamola a mano.” sbuffò la renna Max, si sfregò gli zoccoli prima di mettersi al lavoro e trasportarono la cassa cosi per tutta la strada fino in città… per fortuna era in discesa.
Tutti i bambini stavano già aspettando con ansia i regali di Natale.

Ma quell’anno Hubert e Max, al posto dei regali, fecero una divertente rappresentazione teatrale. E non ebbero niente in contrario quando, uno dopo l’altro, i bambini si misero anch’essi a recitare.
Si narrava di un Babbo Natale stanco e arruffato… e l’inizio faceva cosi:

“Hubert, l’anziano Babbo Natale, salto giù dal letto: accipicchia, non si era svegliato in tempo!”

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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07 Dic 2004

Retrospettiva

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Dal diario di Rodi

«Il sole scalda la pelle con l’intensità di un perpetuo fuoco senza fiamma, seguendo il programma di uno spettacolo senza tempo e senza partitura.
Le cicale improvvisano sopra un pentagramma immacolato e vi imprimono note che richiamano i colori di questa natura brulla e selvaggia, macchiata qua e là dall’alone della civiltà.
La mia finestra si affaccia su una piccola coltivazione di – poco romantici – banani, che gioca ad oscurare la vista della baia sottostante, ma pochi passi e mi tuffo nel profumo dell’erba, e qualche altro passo ancora e mi si spalanca il paesaggio verde, biondo, rosso e azzurro di Vlicha.
A pochi chilometri – 3 o 4 circa – si erge la cittadina di Lindos.
Poche curve e ci accoglie l’acropoli fortificata, abbarbicata su un promontorio che fa capolino dal mare e coronata da una costellazione di casette candide dai tetti rossi. Avventurasi tra i suoi vicoli e come perdersi in un labirinto delle meraviglie.»

Queste poche parole le avevo scritte quest’estate e le avevo perse nei meandri della memoria di un computer, insieme alle tante foto, che voleva tenerle tutte per sé. Adesso abbiamo creato un piccolo circuito di rete tra i congegni informatici di casa che lo hanno costretto a restituire il maltolto. Vi allego una foto.

Etain
Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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01 Dic 2004

"Brina d’inverno"

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D’amore ebbe rigate le guance
nella penombra assorta del mattino.
Come rugiada,
irrigava l’amore la sua gioia,
nel dolore della giovane sposa.
Ma muto era il suo giaciglio
e spoglia la sua mano di bambina.
La donna tardava a fiorire
malgrado la sete placata
da quell’acqua d’amore.
E pallido era ancora il sole
che sgelava con infruttifera mano,
ed il bocciolo si spense
nei cristalli della brina d’inverno.

Etain, 22 novembre 2003

Riferimenti: La Musica dei Boschi Vol. 2

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