Archive for Ottobre 2004

31 Ott 2004

SAMHAIN – 31 Ottobre: IL CAPODANNO CELTICO

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La tradizione di Halloween risale allo Samhain (leggi soueen), vale a dire “la fine dell’estate”, celebrazione dell’anno nuovo presso l’antico popolo celtico.
Come per la festa di Beltaine (il 21 giugno), anche per questa ricorrenza si pensava che le porte del annwn (regno degli spiriti) e sidhe (regno delle fate) fossero aperte.
Chiamata anche SAMHUIN, SAMHIUNN o HALLOWEEN, questa festività prende anche il nome di TRINOUX SAMONIA, o “Tre Notti dalla Fine dell’Estate”.
Samhain è un lasso di tempo in cui gli spiriti possono liberamente mischiarsi agli esseri umani (da qui l’idea delle maschere nate proprio per confondere gli spiriti).
Ed ecco allora apparire spiriti disincarnati, fate, folletti e ninfe dei boschi che, conoscendo il futuro, lo rivelano ai mortali attraverso particolari rituali eseguiti in questa occasione. Ed è proprio durante questi riti che i folletti invitano gli umani a trascorrere con loro un anno sul sídh, chiamato anche “Faerie Hills” (“Colline Fatate”).
Alla fine della festa molti animali venivano sacrificati in onore del dio Dagda e della sua sposa Morrighan, in modo che la loro energia vitale potesse fornire, al dormiente suolo, una nuova fertilità.
Durante i 3 giorni della festa, i druidi scrivevano messaggi per i defunti e li affidavano al fuoco, mentre i clan banchettavano con il cibo e le bevande dell’aldilà, vino, birra e idromele.
I colori usati erano l’arancio per ricordare la mietitura, quindi la fine dell’estate, ed il nero a simboleggiare l’imminente buio dell’inverno.
Oltre a mascherarsi per spaventare gli spiriti maligni, era costume spegnere ogni fuoco rendendo le case fredde ed inospitali.
Ogni focolare veniva poi riacceso prendendo la fiamma da un unico gigantesco fuoco druidico che veniva acceso nella notte del 31 ottobre nel mezzo dell’Irlanda, a Usinach.

Nella tradizione cristiana, queste date sono celebrate come “Giorno dei Morti” e “Giorno di Tutti i Santi”. Non a caso, la parola “Halloween” ha lontana origine anglosassone e deriva probabilmente da una contrazione della frase “All Hallows Eve”, ovvero notte di ognissanti.
La tradizione popolare riferisce che la notte di Samhain si praticavano dei riti divinatori che riguardavano previsione del tempo, matrimoni e la fortuna per l’anno venturo.
Vi erano due riti (probabilmente si tratta di riti irlandesi medievali che si ispirano a memorie celtiche): quello dell’immersione delle mele e quello dello sbucciare la mela.
L’immersione delle mele era una divinazione per un matrimonio: la prima persona che mordeva una mela pescandola dall’acqua, si sarebbe sposata l’anno seguente.
Sbucciare la mela era una divinazione sulla durata della vita. Più lungo era il pezzo di mela sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la vita di chi la sbucciava.
In Scozia la notte di Samhain le persone seppellivano delle pietre nella terra e venivano ricoperte di cenere e lasciate indisturbate. Al mattino se una pietra era stata smossa, significava che la persona che l’aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell’anno.
In Irlanda è tipico, in tutte le famiglie, preparare il cosiddetto colcannon, piatto tipico di questa ricorrenza. Il nome deriva dall’irlandese e significa “cavolo chiazzato”: è una ricetta fatta con purè di patate, cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Solitamente al suo interno si nascondeva una moneta ed il fortunato che la trovava aveva il privilegio di poterla tenere.

La tradizione di “trick-or-treat” – dolcetto o scherzetto – vuole che abbia origine, non dai celti, ma da una pratica europea del IX secolo d.C. chiamata in inglese “souling” che potremmo tradurre in italiano come “elemosinare anima”. Il 2 novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po’ di “pane d’anima” dolce fatto di forma quadrata con l’uva passa (come il nostro “pane ramerino”). Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quell’epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere anche fatte da estranei potessero rendere più veloce il passaggio in paradiso.
Una versione della canzone diceva:

“A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for
A soul cake!”

(Abbi pietà per tutte le anime Cristiane
per una torta dell’anima)

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E per alleggerire questa rassegna di storia e curiosità, una “spiritosa” ricetta:

Fantasmini Arancioni
Ingredienti
? 700-800 gr.di zucca
? farina quanto basta
? burro
? foglioline di salvia

Fate cuocere la zucca con pochissima acqua in modo che una volta ultimata la cottura l’acqua sia quasi tutta consumata.
Schiacciate la zucca con una forchetta e aggiungere una cucchiaiata di farina per volta mescolando bene ad ogni cucchiaiata aggiunta all’impasto. Bisogna aggiungere farina fino a quando l’impasto sia un po’ consistente ma non solido.
Aggiungete due pizzichi di sale.
Mettete sul fuoco una pentola con abbondante acqua salata e quando bolle aggiungete l’impasto a cucchiaini.
Quando i “fantasmini” tornano a galla raccoglieteli con una schiumarola e versateli in una ciotola.
Fate scogliere il burro con la salvia e versatelo sui “fantasmini” appena scolati (a piacere si può aggiungere parmigiano grattato).

Serviteli subito e… fateli sparire!
Buon appetito!!!

Riferimenti: Halloween.it

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25 Ott 2004

?Marciapiedi di follia?

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Avvicendarsi di follie su marciapiedi di follia.
Deliri vagabondi rivolgono al mondo sordo il proprio saluto.
Concentrati di ottundimento e speranza e disperazione,
snodano e riannodano il gomitolo caduto della redenzione
in fuga su cemento slivellato
- inseguito, atteso, respinto, calciato! -
su selciati dalla ragione respinti.
Follie deluse, dolenti, zoppicanti.
Vivono il giorno e col giorno muoiono ogni giorno
in sacchi a pelo affastellati da infrequenti mani non sorde.
Cercano di fermare la lana srotolata della loro vita
nell’illusione ubriaca dei sensi sfilacciati
che li contorce e l’incatena all’accogliente tentacolo di cemento.
Follia e filo si contendono la strada,
la percorrono e ripercorrono,
gareggiando fino all’attimo prima di spezzarsi,
rincorrendo l’esistenza,
tapis roulant che scorre e consuma e cancella
orme di suole bucate sotto pensieri e cieli caduti.

Etain

(Creata il 19 febbraio 2002, grazie all’esperienza regalatami dai pazienti di un centro diurno dove ho fatto un breve tirocinio.
Pubblicata per risollevare il tono di questa pagina.)

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20 Ott 2004

«Sagapo»

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Ti ho sognato, mio amore ellenico,
e la pelle ombrosa aveva il sapore
della danza delle bouganvilles d’estate.

Piedi nudi sulla spiaggia d’oro
disegnavamo spiati dal cielo in fiamme
rannicchiati tra le braccia dei promotori.

Ti ho sognato, apollineo abbraccio,
e le scapole erano cuna per il capo,
intreccio etnico di steli intinti d’acque.

Ventre divino di bellezza e afflato,
testimone zaffireo insieme al grecale,
a te chiedevamo battesimo dei corpi.

Ti ho sognato, mio amore ellenico,
e suggendo turgido miele dalle labbra
ho sentito il sogno farsi vivo: «Sagapo».

Etain
(16 settembre 2004)

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18 Ott 2004

Romics 2004

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Domenica 10 ottobre 2004.
Il timpano vibra al suono della sveglia alle 8.30 circa.
Con flemma le membra intontite si attardano nel tepore della notte per una decina di minuti. Il tempo di ricordare il motivo per cui deve lasciare il talamo tanto presto proprio il giorno in cui il Creatore si è riposato dalle sue fatiche.
Ah, già! Devo studiare! Lunedì ho il pre-esame di Criminologia e Psichiatria Forense e ho letto solo 5 pagine! È vero che si tratta di una dispensina di poche pagine e che il più delle volte gli esami di specializzazione sono formalità, ma non sia mai che io contravvenga ad un obbligo!
Lo scampanellio del Super-Ego è molto più forte della sveglia e al secondo snooze i piedi toccano finalmente terra.
Placate le impellenze corporali, rinfrescato il viso e rimandata la colazione, mi accosto alla finestra per monitorare le condizioni atmosferiche in allestimento e la situazione sotto casa.
Da giovedì 7 è esploso il rito di Romics, la rassegna del fumetto che si svolge alla Fiera di Roma da ben quattro anni, all’in circa nella prima settimana di ottobre.
Perché mi interessa?
Ma perché, dopo un lungo anno, il pomeriggio forzerò i cancelli e mi avventurerò in quello scroscio di colori. Stamani, devo impegnarmi a fondo nello studio visto che il pomeriggio di certo avrò tutt’altro a cui pensare.
Mi tuffo dunque tra pagine capaci – per fortuna – di suscitare la mia attenzione.
Interrompo più tardi, giusto il tempo di una fugace colazione con l’insonnolito M., e mi rituffo tra le carte in tempesta.
Nel frattempo, gradevoli gli intermezzi via sms di F. e M.: “Stiamo venendo a Roma, passiamo da te a cambiarci, qual è l’uscita dell’autostrada giusta?”
Finalmente i rintocchi di mezzodì!
Abbandono le onde di cellulosa ormai accartocciate tra matite, penne ed evidenziatori svuotati, e mi immergo nella spuma ritemprante della doccia.
Quando F. e M. suonano alla porta sono fradicia e salvo le nudità con l’accappatoio, ma loro sono amici e sono abituati a vedermi déshabillée perché, nel corso dell’ultimo anno, abbiamo diviso in tre la camera ben due volte.
E…sono anche molto innamorati l’una dell’altro.
Timidamente, varcano la soglia. F. si profonda in mille scuse con il suo delizioso accento molisano. La rassicuro con un abbraccio.
Così si ripete il rito dell’anno scorso e i due si apprestano a cambiare identità. L’una indossa l’uniforme blu, impugna la spada e diventa il comandante delle guardie biondo più famoso della storia (dei manga e degli anime); l’altro, si procura stivali neri, pantaloni e giacca marroni e capelli scuri e si trasforma nel suo fedele attendente.
Prima ospitavo F. e M., adesso si aggirano per l’appartamento Lady Oscar e André Grandier.
Impazienti, si avventurano per la fiera in avanscoperta, mentre io attendo con apprensione, guardando di tanto in tanto l’abito che ammicca nell’armadio.
Altro sms. È N. che mi avverte del – prevedibile – ritardo.
Sistemo i capelli, mi ingozzo di pane e salame, torno allo specchio, farnetico qualcosa sul trucco che dovrò usare.
Ignoro i rimbrotti di M. che cerca di seguire le repliche di Moto GP e che dissimula interesse nel confronti dei preamboli alla metamorfosi.
Infine, indosso quell’abito. Il bianco mi avvolge. Fin troppo!
A nulla è valso il mio precario orlo. Dovrò camminare alzando la gonna per non inciampare e per evitare che si impregni di pioggia.
Ah già, nel frattempo il cielo si è messo a piangere: si sarà commosso per le mie vicissitudini o starà esprimendo il suo dolore nel vedermi con siffatto abito?
Altro squillo del campanello.
N. arriva con il vestito cucito dalle sue mani di fata e con al seguito un recalcitrante fidanzato.
Ultimiamo insieme i preparativi e insieme contempliamo il risultato.
Attraverso lo specchio dell’ingresso ci appare ora un varco dimensionale che si affaccia sulla Terra di Mezzo. Da laggiù, abbracciate l’una all’altra, ci sorridono due splendide donne, un tempo rivali per amore.
Arwen Evenstar, Stella del Vespro e Principessa degli Elfi di Gran Burrone, e Eowyn di Rohirrim, figlia di Re Théoden, Principessa del March di Rohan e sorella di Eomer.
Il tempo di qualche foto a quella visione oltre lo squarcio nello specchio e, a braccetto con le nuove identità, ci infiltriamo tra la bolgia di Romics.

Riferimenti: Romics

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15 Ott 2004

Reduce di guerra

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Non mi piace essere arrabbiata.
Il mondo diventa la palandrana pesante che non si lascia abbandonare sull’attaccapanni.
I pensieri sono nastri per pacchi aggrovigliati.
Le viscere si confondono con il borbottio di cumuli grevi che si scontrano.

Da ieri pomeriggio avverto le tempie pulsare senza tregua, seguendo il rintocco del bassoventre in subbuglio per il centellinare ematico di metà mese.
Il tutto insaporito con rimasugli di umore da sindrome pre-mestruale e da esami e libri e ansie e professori che vorrei fossero lontani da me anni luce.
Poi aggiungeteci il traffico, la pioggia, il mal di gola, una notte semi-insonne, la psicoanalisi e la sciarada fabbrica-furore è completa.

Decisamente non è stata una bella settimana!

Mi sento la sfortunata reduce di una battaglia in cui ogni mio compagno è stato sterminato e a cui non resta che piangere lo scempio.
Ma io so perché mi sento così.
Ho bisogno di risposte! È urgente!
Ma dovrò attendere un’altra settimana, un altro giovedì deve vedere la luce e non so se riuscirò a resistere.
Se scrivo però forse quest’ansia da guerriera iraconda si placa. Forse.
E mi sforzo di trovare conforto nella certezza che due esami sono andati.
E mi logoro nella certezza che altri quattro mi attendono e non sono facili.
E mi aggrappo alla speranza che riceverò le mie risposte, presto o tardi.
E sì, gli analisti sono la mia disperazione.
Chissà quando anch’io diventerò disperazione per gli altri?

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09 Ott 2004

Principessa, quando tornerai?

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Per ringraziare la mia cara amica E. e per dimostrarle che la “principessa” non è mai andata via.
Grazie di essere come sei, non cambiare mai.
Ti voglio bene

IL PRINCIPE

Volevamo costruire assieme
una casa bella e tutta nostra
alta come un castello
per guardare oltre i fiumi e i prati
su boschi silenti.

Tutto volevamo disimparare
ciò che era piccolo e brutto,
volevamo decorare con canti di gioia
vicinanze e lontananze,
le corone di felicità nei capelli.

Ora ho costruito un castello
su un’estrema e silenziosa altura;
la mia nostalgia sta là e guarda
fin alla noia, ed il giorno si fa grigio
- principessa, dove sei rimasta?

Ora affido a tutti i venti
i miei canti arditi.
Loro devono cercarti e trovarti
e svelarti il dolore
di cui soffre il mio cuore.

Devono anche raccontarti
di una seducente infinita felicità,
devono baciarti e tormentarti
e devono rubarti il sonno –
principessa, quando tornerai?

Hermann Hesse

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07 Ott 2004

La nascita di Etain…

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…esattamente 30 anni fa…

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05 Ott 2004

Finestra su un foglio bianco

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Un martedì diverso.
Sono a casa davanti ai libri e non ho pazienti da raggiungere in ambulatorio. Dovrei esserne contenta, dovrei concentrarmi sulle parole, ma queste spesso scorrono sotto i miei occhi come ideogrammi sconosciuti di cui dovrei decriptare il senso.
Allora mi vengono in mente mille altre cose da fare, mille altre cose più interessanti che stare davanti a queste pagine criptiche e silenziose.
Accendo il pc, vago tra le pagine web inventandomi contenuti nuovi da scoprire.
Faccio una ricerca con Google su un argomento qualsiasi, mi affaccio alle finestre di blog vecchi e nuovi, passeggio tra i forum che frequento abitualmente, guardo la posta, poi lascio aperta la pagina di Repubblica.it.
Ancora brutture e morti e guerre e interrogativi.
Sono argomenti talmente stantii che mi annoiano.
Il mio cinismo mi disgusta.
Torno sugli ideogrammi del mistero, li fisso, mi sintonizzo su MTV, passo dal bagno e fisso la mia faccia che sorride sonnacchiosa. Tradisce nostalgia per il mondo dei sogni.
Poi decreto: devo farmi uno shampoo.
Ma ci ripenso in una frazione di secondo e lo posticipo: perché fare adesso ciò che poi fare stasera?
Torno al pc e mi si spalanca il foglio bianco. E quando il foglio bianco allarga generoso le sue imposte, esponendo le nudità, devo riempirlo.
Formulato e scritto questo pensiero, Lucy emette un miagolio per segnalarmi la sua presenza alle mie spalle.
Si comporta sempre più come una bambina questa micia!, e che M. mi perdoni.

Vorrei annunciare un po’ di novità, un appunto per me stessa, più che diretto al mondo.

La prima è che sto pensando seriamente di aprirmi un altro blog con Splinder. Anzi, più che pensarci, mi sono già mossa nel concreto e sto cercando di impostare la pagina web, anche se la procedura mi è sembrata parecchio ostica. Ma non demordo.
L’ho battezzato “La Musica dei Boschi Vol.2″, perché non voglio rinunciare a questo, cui nel bene e nel male sono affezionata. Una sorta di primo amore. Forse vi travaserò solo poesie e racconti di mia produzione, forse conserverà le funzioni miste di questo.

La seconda novità è che questo giovedì ricorre il mio 30° genetliaco. Non lo comunico per pubblicizzarlo, ma per smitizzare l’effetto dell’insolito 3 davanti al numero intero.

La terza novità è che ho deciso di prendere in mano la mia vita e di restare a casa di M. L’Istanza Super-egoica da cui sbraita la madre interna, – nonché la cornetta telefonica che vomita la voce di quella esterna – , possono andare a farsi benedire.
Quanto prima il fratello di M., accampato da più di un anno in questa casa, farà le valigie e si trasferirà dalla sua ragazza, quindi l’ostacolo “poco-spazio” si autodistruggerà.
So che voglio stare con M. e ritengo di aver raggiunto l’età della ragione, almeno all’anagrafe, per decidere con la mia testa.
Al diavolo il bivio ed il conflitto!

Bene, la finestra si sta chiudendo.
Mi rintano nella penombra.

Riferimenti: Laura Antonietti, "Finestra d’autunno"

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