Archive for Settembre 2004

30 Set 2004

Dedicata a M.

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“Quanto zucchero?”

Ti guardo.
Mi sorridi.

L’accordo taciuto gravita,
sospeso tra segreti discorsi a due.
Il quieto mormorare dei tuoi occhi
invoca con abbandono il momento atteso.
Io scruto indiscreta le iridi
paghe dall’esito di mani e fuoco e aromi provati.
Le iridi solcano sentieri aerei
fino alla regione familiare
dove mano e fuoco compiono il rito.
Poi le voci s’incontrano,
intonano nuove melodie al ritmo
di ceramiche smosse da cacofonie metalliche.

Il profumo si diffonde
e tu arresti le neonate melodie
nell’estasi di un sogno acre che prende corpo,
che fino a te corre lungo strade fantasticate.
Afferro il sogno per mano e a te lo conduco,
al riparo, dentro ceramiche ora tinte di scuro
e perdute nei vapori d’antichi profumi.
Questi attraverso per ritrovare i tuoi occhi
e le nostre molte parole non dette.
Infine, ti chini,
anneghi labbra e pensieri nel liquido nero
e l’amaro turba il sapore del sogno.

Mi guardi.
Ti sorrido: “Quanto zucchero?”

Etain, 23 luglio 2003

(Per la gioia o la disperazione mia e dei viandanti, continua la rassegna di passato. Non me ne vogliate. E’ il mio modo salutare in bellezza – spero – il mese di settembre. Dimenticavo, la creatura è un inedito.)

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26 Set 2004

Atmosfere d’autunno

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Gli odori che impregnano l’aria mi hanno risvegliato un ricordo.
Anche questo è datato, ma ho sentito il bisogno di macchiare del suo inchiostro il web in omaggio all’autunno.

“Il sottobosco”

Onde verdi di un mare rotto dal vento,
vi annegano senza morire petali e corolle d’aprile.
Fanno capolino per poi scomparire,
annaspano e, di nuovo,
guardano il mondo di sottecchi.

Sguardi fugaci e subito dimenticati,
attimi di presente naufragati dentro il vento del passato;
attimi frantumati…
frammenti roteanti dentro balle di fieno d’aria
come defunti portati via dal canto della Banshee
e schiacciati sotto il peso del suo carro cieco.

E di nuovo attimi dimenticati,
tracce d’inchiostro invisibile sulla retina malata dei ricordi.
Ed ancora, sguardi fugaci di fiori in bianco e nero
nuotano nel mare della notte
come occhi gelosi di folletto che frugano il buio
per rubare i colori del mattino ai bossoli di rugiada,
specchi distillati da un geloso Iride ch’eclissa la felicità.

Occhi come lucciole danzano nel cerchio delle fate
raccontano istantanee di attimi eterni
fotografate in pose mai dimenticate.
Storie disperse nel verde mare del sottobosco
protette là dove il pittore ha ultimato la sua tela
un istante prima di perdere il senno nell’intrico delle felci.
Laggiù, sogni di un attimo hanno dimora da sempre,
prigionieri degli aneliti e dei bisbigli del Tempo.

Etain
Riferimenti: Nowhere Festival 2003

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23 Set 2004

Scelta o sincronicità?

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Scegliere.
Quanto è semplice e quanto è difficile.
Decidere di prendere un autobus anziché un altro. Acquistare una maglia bianca anziché nera. Prendere una margherita anziché una capricciosa. Prenotare un posto sull’Eurostar per Milano anziché uno sul primo volo per Tokyo.
C’è chi impiega un’eternità per decidere che svolta dare alla proprio vita e chi imbocca il proprio viale nel tempo di un battito di ciglia.
Chi ama vagliare tutti i pro e i contro.
Chi, terrorizzato dai contro, preferisce la via più semplice, ma più affollata.
Chi, sprezzante del pericolo eppure col cuore colmo di paura, si inerpica per la china più scoscesa.
Certo, a volta la scelta può anche essere condizionata dagli eventi o dalla scarsa volontà a prendere una decisione. Allora, intervengono caso o persone.
Ma una scelta va fatta, anche se a volte è la scelta a prendere noi.
Non mi attardo a parlare di destino, perché sono una sostenitrice del libero arbitrio.

Oggi sono stata quasi aggredita da una curiosità che è frutto di una bizzarra sincronicità, un’unione di universale e particolare che si è realizzata in una coincidenza di fatti.

Emergevo dalla consueta seduta analitica settimanale, camminando con il passo leggero e salterellante per le strade di una città che aveva esaurito i biglietti dell’autobus, con l’unico pensiero di tuffarmi tra le corporeità affastellate del primo automezzo in grado di riportarmi a casa, quando mi imbatto nell’ultimo albo speciale di Dylan Dog (vedi riferimento).
Titolo: La Scelta.
Ma allora ditelo! Devo scegliere, va bene, ho capito.
Chi è che non inciampa in almeno una dozzina di scelte ogni giorno?
Il mio caso è un po’ diverso: avevo parlato di scelte fino a 5 minuti prima!
Fatto sta che tra le attese, le soste e i cambi di autobus ne avevo già divorato metà.
Ma perché ne sto parlando qui?

Ah sì! Perché la storia parlava di opportunità perdute, di come e quanto poteva essere diversa la nostra vita se al precedente bivio avessimo girato a sinistra anziché a destra e di come non ci siano scelte giuste o sbagliate, ci sono solo conseguenze per noi e per gli altri.
“Nessun uomo è un’isola”, ha scritto il poeta metafisico John Donne, come mi si ricorda proprio in quest’albo.
Il tema quindi non è nuovo. Un “Sliding doors” riveduto e corretto in versione dilaniata, come diciamo noi estimatori.
Così, mentre finalmente infilavo la chiave nella toppa, ho iniziato ad immaginare le innumerevoli volte in cui avrei potuto dare una svolta diversa alla mia vita e in cui sono stata tanto cieca da non vedere il cartello indicatore.
Cosa sarebbe successo se fossi rimasta nel mio paesello di 500 anime il giorno che ho compiuto 20 anni? E se non avessi lasciato il ragazzo che vedevo all?epoca?
Forse l’avrei lasciato comunque, o forse adesso sarei sposata con lui ed abiterei a Milano!
Ma forse non avrei fatto l’università e non avrei mai conosciuto Roma e tutte le persone, che, nel bene e nel male, ora fanno parte della mia vita.
Oppure avrei scelto la facoltà di filosofia, avrei fatto la SSIS, la mia più alta aspirazione sarebbe stata fare l?insegnante e avrei sposato il classico “amico d’infanzia”. Magari adesso sarei mamma!!! (oddio, che orticaria improvvisa…)
Più probabile invece, un futuro alternativo da zitella sessualmente repressa, concentrata unicamente sul lavoro (probabilmente, sempre l’insegnamento) e sui libri. Chissà, forse avrei già pubblicato il primo bestseller e finito di scrivere il secondo…
Tuttavia, ciò che più mi sconvolge non è l’infinità di sentieri che non ho potuto percorrere, ma gli effetti inevitabili che ho provocato nelle vite delle persone che ho incontrato. E persino che non ho incontrato.
Mi sento una goccia di pioggia caduta nel mare in un punto a caso che, sempre per caso, si è scontrata con un miliardo di altre gocce, scompigliandole ed increspandole fino a creare onde concentriche intrecciate ad altre onde concentriche. Ma…e se fossi caduta sulla spiaggia o tra le fronde di un albero?

Dopo questo lungo inutile delirio, mi resta l’insipido di una domanda: allora la vita è in incastro di scelte o di sincronicità?

Riferimenti: Speciale Dylan Dog n. 18 : La Scelta

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21 Set 2004

Versi dal passato

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E la ricerca continua, tra parole smarrite e palpiti silenti.
Solo il ricordo sopravvive con la nitidezza di un sogno di bambino.
Stasera ve ne faccio dono.

La parete dei sogni

Unicorni di ghiaccio sfilano
sul silenzio della parete nera,
figli di una primitiva cinepresa.
Proiezioni di spiagge deserte
o istantanee di vette affollate.
Case come formicai avvoltolati
dentro città-teatro selvagge e rade
disperse nelle steppe della civiltà.
Rimembranze d’infante scappano
dagli eventi non ancora ripresi d’adulto,
si fissano per sempre su consunte pellicole
e rivivono il film di giochi e tesori e meraviglie,
del paese che da sempre esiste,
e che ogni notte proietta colori abbandonati
di scene riscritte per il bimbo che sogna
e mai crescerà.

Etain
Riferimenti: Nowhere Festival 2003

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15 Set 2004

Ti bacio in bocca

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State pensando che questo blog stia sfociando nel melenso o nell’erotico?
Non dovrebbe essere una considerazione del tutto errata, vista la piega che sta prendendo la mia vita, ma in realtà trattasi del tema di un concorso di poesia a cui intendo partecipare.
Ne parlo qui perché, nonostante – o forse proprio per questo – la totale poesia che governa i miei giorni, ho un’impasse non da poco e non riesco a produrre versi leggibili.
E dire che le idee non mancano, né gli spunti personali…
La verità è che non riesco a poetare se sono troppo felice.
La poesia è frutto di tormento, turbini di dolore e spirali di pianto.
Almeno per me.
Intanto che attendo l’attimo propizio, mi diletto a leggere versi immortali che – ahimé! – temo non riuscirò mai ad emulare.

IL MATRIMONIO

Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos’è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di Dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

(Gibran)

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07 Set 2004

Trasloco dal passato. Quando il "rientro" nel presente?

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Sono tornata, ma non sono ancora “rientrata” del tutto nella routine post-vacanze. In realtà, mi sto rifiutando di “rientrare”.
Finito il sogno è sempre difficile svegliarsi.
Ne avevo preparato amorevolmente un breve resoconto, ma il mio cuore era gonfio d’altro.

Al mio ritorno a Roma, è seguito un frettoloso trasloco.
Più una fuga, direi.
Ho abbandonata alla chetichella il mio passato senza rimpianto alcuno.
Ho finito di impacchettare le mie cose – le mie adorate cose non più tanto adorate – evitando l’ossessiva cura che impiego di solito, e quante altre ho buttato, regalato o rese orfane. E chissà a quante altre riserverò lo stesso destino.

Ora staziono a casa del mio ragazzo, combattuta tra il restare e imprigionare la mia vita in un lungo attimo di felicità, e il prestare ascolto alla perentoria voce materna – esterna ed interna – che mi obbliga a posticipare quell’attimo.
Difficile scegliere quando la felicità si lascia respirare così da vicino.
E difficile anche “rientrare” in un quotidiano tanto diverso da quello che sto respirando adesso.
Incrocio le dita.

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