Archive for Giugno 2004

25 Giu 2004

Camicie quasi estinte e misteri immobiliari

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Sono a casa del mio ragazzo, con la mente sgombra e lo spirito leggero.
Ieri era il suo compleanno. La mia giornata è stata una sorta di conto alla rovescia fino al momento cruciale in cui il timer si è azzerato ed io sono riuscita, con un margine di una manciata di secondi, a stringere tra le mani il pacco regalo.
Certo che è davvero difficile fare un regalo ad un uomo, qualunque donna – mamma, sorella, figlia, zia, cugina, nonna, bisnonna, trisavola – può confermare.
Non si tratta solo di un luogo comune.
Come aggravante, il ragazzo che ho l’onore di avere per fidanzato, abita da solo e lavora, pertanto tutto ciò di cui sente la manca viene subito procacciato dall’intervento provvidenziale delle sue “mani bucate”.
Fortuna che stipendio, più innumerevoli straordinari che i giornalisti dell’Ansa costringono a fare al settore tecnico-informatico, gli consentono di soddisfare ogni suo bisogno, oltre che costringere la sua amata a fare salti mortali per trovare un dono degno di lui.
Ma lui si accontenta di poco, sono io che in occasione del suo genetliaco desideravo dimostrargli i miei sentimenti acquistando per lui qualcosa di speciale.
Una volta tanto, visto che di solito è lui che mi colma di regali.
Insomma, per tornare a ieri, ho scoperto che non è affatto facile trovare una camicia blu di cotone leggero a maniche lunghe a Roma, anno del Signore 2004.
Direte che non si tratta certo di un dono originale! Ma, credetemi, trattasi di un articolo raro. In via di estinzione, direi.
Inoltre, la camicia in questione, su richiesta del ricevente su nominato, doveva rispondere all’attributo di “sportivo ma non troppo”.
Ne ho trovate di lino, con le maniche corte, Bluette, eleganti, sportivissime, a righe, a quadri, pesanti… ogni volta c’era almeno un attributo che ne annullava l’adeguatezza allo scopo atteso.
E quando stavo per disperare, ecco che appare l’oggetto del desiderio: una camicia Laura Biagiotti Uomo, cotone leggero finemente lavorato di un bel blu scuro decorato da sottili righe in bassorilievo, taschino e bottoni al collo che la rendono sportiva.
In perfetto Michele’s style!
A quel punto, sono vicina a Piazza Venezia ed esigo di recapitarla subito al mittente. Lui lavora nei pressi di Fontana di Trevi, così, regalo e gambe in spalla, metto in moto i piedini lividi e vescicolosi e mi dirigo alla meta. Avviso la mia vittima con un sms: “Sto arrivando! Prepara l?album da disegno!” (beh, almeno avrei potuto tenermi occupata fino a che non finiva di lavorare, come una bimba senza babysitter costretta a seguire papà in ufficio).
Il regalo riscuote successo! (fiù!)
Riusciamo persino a sgattaiolare via prima delle 22 dall’ufficio!
Ringrazio accorata il capo per aver aperto le gabbie, almeno stavolta.
Seguono cenetta e di corsa a casa sua.
So già cosa state immaginando… macché!
Sono crollata, obnubilata da un ridicolo “vino della casa”!
E stamattina mi sono svegliata con un mal di testa storico, da cui mi sono ripresa con la velocità di una lumaca zoppa.
Lui è andato al lavoro, io ho saltato un seminario e mi sono data ai lavori domestici.
Intanto, mi spupazzo Lucy, scribacchio al pc e faccio qualche telefonata (gratis) per cercare casa.
A proposito, pochi giorni fa mi sono persa la stanza della mia vita per merito di un proprietario di casa che sembra aver scelto una persona, ignorando la cernita eseguita dalle affittuarie. Sarà vero?
Misteri immobiliari…

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23 Giu 2004

Alban Heruin, ovvero il Solstizio d’estate

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Il 21 giugno è stata la notte più lunga dell’anno.
Non ricordo quasi più dov’ero quando il sole si è infiammato nel punto più alto della volta celeste a fare bella mostra della sua magnificenza.
Probabilmente ero tra le braccia di Morfeo, o di qualcun altro…
Oggi solo pochi dediti alle tradizioni celtiche celebrano quel giorno ed io stessa, che tanto mi vanto di amare la cultura dell’antico popolo di Eriu, mi sono lasciata assorbire dal vortice della quotidianità del XXI° secolo, dimenticando di festeggiarlo anche solo con un pensiero.
Così cerco di rimediare questa sera, alle soglie di un’altra notte fatata: la notte di S.Giovanni, la notte delle “Ruote di Fuoco” (rimando al link per approfondimenti).
In Sicilia, e probabilmente anche in altre parti d’Italia, questa notte trascorrerà insonne all’ombra di riti pagani imbevuti di cattolicesimo a sfondo divinatorio.
L’amata chiederà a S.Giovanni e, in sua vece, alla Natura se sposerà l’amato.
Il maturando chiederà di conoscere anzitempo il responso finale delle sue fatiche quinquennali.
La bambina cercherà il suo principe azzurro tra le parole delle fronde di un albero.
Chissà se il Santo passerà davvero in spirito a benedire le nostre case o se invierà al suo posto il soffio del vento come messaggero?
Se stanotte incrocio i suoi occhi osservando le stelle glielo chiederò.
Buona notte!
Se mi cercate, io sono la fanciulla che danza intorno alle fiamme del falò. Come cosa ci faccio lì?
Sono intenta a scacciare le tenebre!
O almeno, ci provo…
Riferimenti: Alban Heruin o Litha

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21 Giu 2004

REGOLE DI VITA PER GATTI

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BAGNI:

Accompagnate sempre gli ospiti in bagno. Non è necessario fare niente. Basta stare seduti a guardare.

PORTE:

Non permettete che ci siano porte chiuse in nessuna stanza.

Per far aprire la porta, alzatevi sulle zampe posteriori e martellate con quelle anteriori. Una volta che la porta è aperta, non è necessario usarla. Dopo aver fatto aprire una porta che dà sull’esterno, piazzatevi a metà strada e pensate a varie cose. Questo è particolarmente importante quando fa molto freddo, c’è pioggia o neve, o è la stagione delle zanzare.

SEDIE E TAPPETI:

Se vi viene da vomitare, precipitatevi verso una sedia. Se non fate in tempo, andate su un tappeto orientale. Se non ci sono tappeti orientali, va bene uno di lana. Quando vomitate sul tappeto, ricordatevi di arretrare in modo che venga lungo come un piede nudo umano.

INTRALCIO:

Se uno dei vostri umani è impegnato in qualche attività e l’altro è in ozio, state sempre con quello occupato. Questo si chiama “aiuto”, altrimenti detto “intralcio”.

Seguono le regole per l’”intralcio”:

1) Quando sorvegliate la cucina, sedetevi proprio dietro il tacco sinistro del cuoco. Non vi può vedere e quindi c’è maggior probabilità di essere calpestati e poi presi in braccio e consolati.

2) Se legge un libro, infilatevi sotto il mento, tra gli occhi e il libro, a meno che non possiate sdraiarvi su tutto il libro stesso.

3) Se scrive, sdraiatevi sulla carta nel modo più appropriato per coprire la maggior parte possibile del lavoro. Fingete di dormire, ma di tanto in tanto stiratevi e date una zampata alla penna o matita.

4) Se tiene i conti o fa la denuncia dei redditi o scrive gli auguri di Natale, tenete in mente l’obiettivo: intralciare! Prima di tutto, sedetevi sul foglio su cui sta lavorando. Quando vi fa spostare, guardatelo tristemente dall’altro lato del tavolo. Quando il lavoro procede bene, rotolatevi sui fogli, spargendoli intorno meglio che potete. Dopo che vi ha spostato per la seconda volta, spingete le penne, le matite e le gomme giù dal tavolo, una alla volta.

5) Quando un umano tiene il giornale davanti a sé, ricordatevi di saltare sul retro del giornale. Agli umani piacciono molto i salti.

6) Quando un umano lavora al computer, saltate sul tavolo, attraversate la tastiera, date un colpo al puntatore sullo schermo e poi sdraiatevi sulle braccia dell’umano, intralciando la digitazione.

PERCORSO:

Il più spesso possibile, sfrecciate velocemente e il più vicino possibile davanti agli umani, specialmente: sulle scale, quando portano qualcosa sulle braccia, al buio e appena si alzano la mattina. Questo aiuterà le loro abilità di coordinazione.

LETTO:

Dormite sempre sopra l’umano di notte, così che non si possa rigirare.

LETTIERA:

Quando usate la lettiera, assicuratevi di scalciare fuori più segatura possibile. Gli umani amano sentire la lettiera dei gattini tra le dita dei piedi.

NASCONDERSI:

Di tanto in tanto, nascondetevi in un posto dove gli umani non possano trovarvi. Non fatevi vedere per nessun motivo prima che siano passate 3 o 4 ore. Questo provocherà agli umani panico (che amano) facendoli credere che siete scappati o vi siete persi. Quando poi uscirete allo scoperto, gli umani vi copriranno di affetto e baci e probabilmente vi daranno uno spuntino.

UN ULTIMO PENSIERO:

Ogni volta che è possibile, avvicinatevi a un umano, specialmente alla sua faccia, e presentategli il vostro sedere. Agli umani questo piace molto, quindi fatelo spesso. E non dimenticatevi degli ospiti.

Dedicate a Lucy, che da venerdì è convalescente dopo l’intervento di sterilizzazione, e a tutti gli altri gatti che hanno come compagno di vita un blogger.
Riferimenti: Certosino occhi d’oro

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16 Giu 2004

Poeta incontrato oggi…

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Mi accingo a scrivere poche righe per occultare il senso di colpa che mi assale nei confronti di questa pagina web che mi è stata offerta e che io ho scelto di riempire.
Mi viene in mente l’incontro fortuito che oggi mi ha fatto conoscere – o meglio, riconoscere – uno dei più importanti poeti contemporanei.
Mi affaccio ad un’edicola con l’intento di comprare Porta Portese (eh, sì, il richiamo degli annunci immobiliari continua) e l’ultimo numero di Ratman (a gentile richiesta della mia dolce metà), quando incrocio il mio sguardo con il suo… Ed è subito amore!
Lo guardo, lo tocco – o meglio, sfioro la copertina di una sua raccolta -, lo leggo: “O Capitano! Mio Capitano! il nostro duro viaggio è finito,la nave ha scapolato ogni tempesta, il premio che cercavamo ottenuto,il porto è vicino…”
Poi quei 5,90 ? mi trattengono.
Maledetto pecunio!
Riappoggio il volume con un sorriso di rimpianto e sussurro all’edicolante: “Bello…”
Infine, gli cedo il mio euro, afferro il giornale solitario (il fumetto l’avrei trovato qualche ora più tardi) e riprendo la mia strada.
Fortuna che internet è generoso…
Ecco le poesie che ho scelto per me e per voi.

CONTINUITÀ

Niente è mai veramente perduto, o può essere perduto,
Nessuna nascita, forma, identità – nessun oggetto del mondo.
Nessuna vita, nessuna forza, nessuna cosa visibile;
L’apparenza non deve ostacolare, né l’ambito mutato confonderti il cervello.
Vasto è il Tempo e lo Spazio, vasti i campi della Natura.
Il corpo, lento, freddo, vecchio – cenere e brace dei fuochi di un tempo,
La luce velata degli occhi tornerà a splendere al momento giusto;
Il sole ora basso a occidente sorge costante per mattini e meriggi;
Alle zolle gelate sempre ritorna la legge invisibile della primavera,
Con l’erba e i fiori e i frutti estivi e il grano.

ABBASSA IL TUO SGUARDO, BELLA LUNA

Abbassa il tuo sguardo, bella luna, e inonda questa scena,
Versa benigna i fiotti del nimbo della notte su volti orrendi, tumefatti, violacei,
Sopra i morti riversi con le braccia spalancate,
Versa il tuo nimbo generoso, sacra luna.

WALT WHITMAN (1819-1892)

Riferimenti: WALT WHITMAN – Poesie Esistenziali

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09 Giu 2004

Da una distrazione di Cronos…

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Giornata strana.
Sto attraversando la fase organizzativa del mio prossimo mese e mezzo.
Le lezioni stanno per concludersi, i pazienti all’ambulatorio sono sempre più spesso assenteisti, il mio ragazzo mi parla di vacanze a Rodi, la mia famiglia agogna la mia presenza.
Ed io che faccio?
Mi trovo lavoro in un centro estivo qui a Roma, giusto per complicarmi la vita!
Ma sono felice. Felice perché ho finalmente l’impressione di aver afferrato il mio Cronos nell’attimo in cui era distratto. Mi sembra proprio di sentire il suo vocione adirato, infatti.
Mi dice: “Ma come?! Provo a schiacciare un pisolino e tu mi fai un tale voltagabbana?!”
Io rispondo: “Sono libera di decidere come, quando e con cosa impiegarti! Taci una buona volta!”
Eh, sì, è tempo di imprevedibilità! Me lo sono meritato, direi.
Pensate, mi tocca provare ad impegnare con la favolistica un gruppo di ragazzini scalmanati!
Oggi ho conosciuto il resto del team al completo. Gente simpatica con tanto amore per i bambini e, senza dubbio, capace di tenere loro testa. Non corrispondono esattamente alla tipologia di persone di cui subisco il fascino: niente cerebralismi, insomma. Ci sentiamo un po’ la parte intellettuale del gruppo, io e le mie favole. Ho elaborato una serie di varianti sul tema “le carte delle fiabe”, pensando – in parte da preparare e in parte da preparare insieme ai bambini che vorranno cimentarsi – a 4 mazzi di carte facendomi aiutare dalle “funzioni di Propp”: un mazzo di probabili Protagonisti, un mazzo di Antagonisti, un mazzo di Aiutanti (possibilmente “magici”), ed un mazzo aggiunto di Ambientazioni. Lo scopo sarebbe elicitare la fantasia dei fanciulli per creare una fiaba originale, che poi si andrebbe a drammatizzare, costruendo in modo casereccio scenografie e costumi. L’improvvisazione e la libertà di espressione regnerebbero sovrane.
Ma mai fare i conti senza l’oste!
Il programma io l’ho creato, molto più ricco di quello che ho or ora illustrato, tutto sta ai bambini ed alla loro voglia di collaborare, soprattutto dopo tanti mesi di scuola. Intanto, la mia presenza sarà assidua solo da luglio, quindi avrò tutto il tempo per scrutare la situazione e mettere in conto buona parte delle variabili intervenienti.
Quel che conta è l’esperienza e la capienza del fattore umano con cui andrò a “scontrarmi” – ma spero soprattutto “incontrarmi” – in questa prova a cui ho deciso di sottopormi.
L’ottimismo fa difetto, ma spero di riuscire a ripararlo.
In caso contrario invocherò la Volontà. E che Cronos me la mandi buona…

Riferimenti: Le carte di Propp

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05 Giu 2004

Lettera da un autobus cittadino…

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E così è successo ancora.
Ero appena salita sull’autobus dopo un’attesa non molto lunga – pochi minuti persi di questi tempi sono tempo recuperato – con una sorta di standby dei pensieri, quando è accaduto.
Salgo senza guardare la macchinetta per obliterare il biglietto – leggete tra le righe il senso di colpa, sono settimane che viaggio a scrocco -, mi appoggio da qualche parte perché ovviamente è tutto occupato, anche i posti in piedi, afferro il cellulare con una voglia matta di comunicare con qualcuno, ma come sempre il credito è azzerato, apro la funzione Messaggi-Crea testo e…scrivo.
Dopo qualche secondo mi accorgo di avere un sorta di musica tra i neuroni e creo la prima buffa rima. Poi, scorgo un sedile libero – i miracoli avvengono anche in una Roma bombardata dal suono degli elicotteri! – e mi accomodo. Dopo pochi minuti il componimento è finito, ma non ho modo di spedirlo a nessuno, anche perché – siamo sinceri! – chi mai si metterebbe a leggere e a tentare di decodificare l’assurdità che ne è scaturita. Inoltre, il testo è parecchio lungo almeno 3 o 4 sms!
Lo memorizzo alla voce Archivio in attesa di tempi migliori, ma la sensazione che mi ha lasciato è simile ad un senso di incompletezza.
Stamattina l’ho trascritto su word e la catarsi ha finalmente avuto luogo!
Adesso sono pronta a condividerlo con voi.
Come potrei intitolarlo?

Ah, sì…

“Il ritorno della Maschera”
(chi non è nuovo di questo blog mi intenda)

Beffarda sorridi maschera stanca,
del vero traspare il destino che arranca.

Sorriso leggero sul cipiglio soave,
inebri il cuore d’un sentire soave.

Ma tristo è il respiro e fragil l’ardore,
tal da scacciar ogni traccia d’amore.

Finisce così, prima dell’inizio
un vissuto dal sapore fittizio.

Addio bel sogno, depennar ti devo!
Accostar la mano a te non potevo.

Etain

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02 Giu 2004

AAA CAMERA SINGOLA CERCASI!

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Stupefacente come la ricerca di un tetto possa diventare un modo per arricchire il proprio bagaglio umano ed amicale.
Quello che avevo temuto essere l’inizio di un lungo peregrinare, si sta sempre più trasformando in una sfilata variopinta di umanità, pronta a trasmettere ed a condividere sentimenti.
Sono qui davanti a questa tastiera e sorrido al ricordo della ragazza che prima di salutarmi, mi dice: “Ma scegliere tra tutte le ragazze che ho visto si fa sempre più difficile! Siete tutte troppo simpatiche! Male che va, passaci a trovare ogni tanto, non perdiamoci di vista!”
Il che non è neanche improbabile, dal momento che bazzico sempre in quella zona. Peccato che il prezzo non fosse per le mie tasche e che, secondo la padrona di casa, avrei dovuto trasferirmici da ieri…
Avrei preferito avere almeno un mesetto di tempo per abituarmi all’idea. Lasciare la casa dove hai vissuto per 7 anni, abbandonare quella camera impregnata di te, le pareti fino alla notte prima riscaldate dal tuo respiro, i mobili consumati dallo scorrere intenso della tua vita… No, non è affatto facile.
Non so se ce la farò e ne ho paura. Cambiare casa equivale a cambiare vita, acquisire nuove abitudini, risvegliare la porzione più antica del cervello che ha reso l’uomo “esploratore”. Ho bisogno di tempo per riappropriarmi del desiderio di esplorare, ed il tempo in questo mi è amico, per fortuna. Mi auguro che a luglio o, al più tardi, a settembre questo desiderio – non ancora nato – venga soddisfatto.

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