Archive for Maggio 2004

27 Mag 2004

A tutti i viandanti del bosco, in generale, e a Corsaro Rosso, in particolare…

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“E le lacrime diverranno stelle”

Tendi la mano, amico mio.
Ora, nell’attimo raro
in cui il fratello si redime.

Strade sorde calpestate da orme sorde
hai battuto per millenni
prima di giungere a questa mano.
Palmo tumido di perduta umiltà,
madido di sentimenti scorti in sogno,
appestato da venefica moneta,
- vessillo d’egoismi legittimi
e frutto d’ignoranza illegittima
pieno di sé nel guanto pregiato
che indossa per l’occasione.

Tendi la mano, amico mio.
Ora, nell’attimo raro
in cui il fratello si redime.

L’occasione sei tu, compagno ignorato.
Occasione persa tante volte,
cercata dal cuore di Caino
pur non ambita dalle dita fratricide.
Ma la mano può ritrovare l’anima
se il cuore vince l’atavico dolore
e spezza la cinica lama che brandiva.
Il dolore annulla il dolore,
graziando ucciso ed uccisore
e verrà l’Amore.

Tendi la mano, amico mio.
Ora, nell’attimo raro
in cui il fratello si redime.

E le lacrime diverranno stelle.

Etain

Tratto da “Di-versi” Poeti per Sim-patia
Antologia di poesia a cura di Vincenzo Guarracino
2003/2004
Raccoglie una raccolta di poesie di cui io, e con me tanti altri, abbiamo fatto dono all’Associazione Sim-patia, della prov. di Como.
Il ricavato è andato in beneficienza ad una struttura che si occupa di disabili.
Edito da…
Riferimenti: LietoColle

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24 Mag 2004

Perché l’articolo su "Troy"?

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Mi sia concesso il calore delle febbri
per simular malaria
onde fuggire al dovere
e dal rispettarlo doloroso.
Mi sia concesso il talamo
colmo di sogni aurei,
di coltri dal sorriso pacato,
in cui beare l’assopito cuore…
E così, emulo di Omero,
inforco il mio fioretto piumato
e, intintolo nel sangue
della guerra intestina dell?anima,
lascio scie d’arte fittizia
su questo foglio intonso.

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24 Mag 2004

"Troy": cronaca di un fumetto annunciato?

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“Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.”
(Iliade, libro primo)

La febbre del revisionismo storico ha colpito anche la Settima Arte made in USA.
Una rapida lettura dell’Iliade ed ecco che Wolfgang Petersen e lo sceneggiatore David Benioff – conosciuto per il suo bellissimo romanzo e successivo adattamento cinematografico de “La 25ma ora” – allestiscono un fantasmagorico spettacolo per il grande schermo, che però ha ben poco in comune con l’opera dell’antico scrittore.
Ora la ricostruzione dell’epica omerica, da parte di Hollywood, è realtà.
La questione è: cosa ne resta?
Ferma restando la mia scarsa memoria riguardo la trama originale dell’opera del leggendario poeta cieco, mi sento di poter affermare che le licenze abbondano, si moltiplicano e raggiungono l’inverosimile, tanto che il regista, oltre a lasciarsi andare alla più libera ispirazione dell’Iliade, riesce a sforare i limiti narrativi del poema fino a congiungerlo con l’Odissea e preconizzare addirittura l’Eneide. Ma ho già detto troppo e non voglio trasformare questo post in uno spoiler.
Io ho visto il film con animo leggero (considerando inoltre che il biglietto era gratis!) per evitare di lasciarmi andare alla delusione post-visione, sciogliendomi di fronte alla sfilata di cotanta maschia beltade esibita con generosa prolissità, a partire da Brad Pitt (Achille stupendo, ma troppo efebico), passando attraverso Eric Bana (un Ettore “allettante”, non c’è che dire) e concludendo con Orlando Bloom (imbelle e donnaiolo Paride che, dopo LOTR, continua a rivendersi il ruolo di arciere, evitando di studiare i copioni…vedi scena finale ed inquadratura alla Legolas).
Ancora…Ulisse e il suo cavallo mi sono sembrati necessari per colmare alcune lacune e ad evitare inaccettabili buchi di sceneggiatura, come è sembrato essere anche per la partecipazione di Achille al conclusivo incendio di Troia e la di lui morte rivisitata – pare davvero per soddisfare un moderno pubblico in cerca di ‘happy ending’ – (nel poema non è chiaro il luogo della morte) e per la morte di Menelao (mai morto per mano di Ettore, anzi sopravvissuto alla guerra e tornato a Sparta sano e salvo). Un’altra cosa che mi ha colpito è che gli autori non nascondono l’antipatia per gli achei e, di contro, la simpatia per i troiani, cosa che mi sembra rispetti il punto di vista dell’opera originaria, se la mia memoria non erra.
Ops…continuo a dire troppo.

Insomma, assoldati tra i protagonisti delle Terre di Mezzo o tra le pagine dei fumetti, gli attori partono alla conquista di uno degli eventi storici più affascinanti, tuttavia incarnando malamente l’immagine degli eroi che gli è stata affidata.
Sarà perché loro, cittadini dei Nuovi Mondi, quegli eventi vecchi di tremila anni non riescono proprio a comprenderli?
Sembra di trovarsi di fronte ad una sorta di ‘fumetto epico’, ma divertente, certo: almeno è uno spasso godersi scene eserciti digitali ed effetti speciali.
In ogni caso, andate pure a vederlo.
Solo non aspettatevi troppo.
That’s all!

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23 Mag 2004

Parole non mie che sento mie…

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…anche se probabilmente l’oggetto a cui si riferisce il poeta è diverso dal tormento che affligge la casa della mia anima…

“Ti getto su un foglio”

Ho almeno la fortuna
di poterti gettare su un foglio,
altrimenti io sarei
su uno scoglio;
ti sei appropriata della mia stanchezza
del mio sudore,
hai trovato il mio odore,
io, entrato nelle tue paludi umide,
uscito da me per il tuo passaggio
rifugiato nei sogni che mi hai preso
e così vuoto di essi
da non trovare altrove
altro, che paure,
io, ti consumo e ti distruggo su un foglio,
è l’unico modo per liberarmi di te,
e per salvarmi la vita.

Fabio Sabbi

09/10/2000

(tratta da Odore di sangue, Edizioni del Leone, Venezia)

p.s.: ero combattuta riguardo l’immagine da usare per il post, poi ho creduto che questa fosse in grado di sintetizzare al meglio il mio stato d’animo; mi scuso con i lettori, ma mi sto vivendo la mia “depressioncina mensile”…

Riferimenti: Poesia.vulgo.net

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19 Mag 2004

Chiarezza? No, grazie! (attenzione: sfogo)

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Perché?
Vorrei proprio sapere perché la parola CHIAREZZA non esiste nel vocabolario di uso comune!
In questo periodo, dovunque io volga lo sguardo vedo confusione, da qualunque parte il mio orecchio capti un segnale recepisco trambusto.
Il mondo non ha mai conosciuto ordine, lo so, ma in questo periodo storico della mia vita mi sembra che un concentrato di entropia mi segua da presso, come una rumorosa nuvola di fantozziana memoria. Non lascia andare gocce di pioggia sulla mia testa, ma mi rintrona con i suoi brontolii.
Basta tuonare, dannazione!

Stammi a sentire, mio caro blog, e cerca di empatizzare col mio malanimo per almeno qualche minuto.

Se qualcuno ti dicesse che acquisterà a breve termine la casa in cui tu stai in affitto, e questo “a breve termine” viene di giorno in giorno indicato come settembre, ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo e via discorrendo fino al prossimo giugno, tu come ti sentiresti?
Dopo una settimana in cui ti senti boccheggiare, naturalmente ti senti dire: «…nella mia grande magnanimità, puoi restare qui anche fino al giorno prima che compro la casa…!», e la voce che pronuncia la frase è della ragazza con cui ho diviso questo appartamento per almeno 7 anni!
Il contratto non è ancora stato firmato (e non si sa se e quando avverrà) e già si arroga il diritto di parlare da padrona!
Grazie, cara la calabrese-paracula dei miei stivali! Grazie per l’elemosina che mi fai!
Ma naturalmente il mio orgoglio siciliano (di cui non ho mai capito l’utilità, del resto), mi impedirà di accettare quest’elemosina!
Ma mi impedirà anche di abbandonare la casa con un bel VAFFANCULO???
Staremo proprio a vedere se stavolta mi trattiene.

Ma non è finita, mio caro blog!

Finisco una ricerca bibliografica che mi ha tolto il sonno per un mesetto buono, col fiatone da asmatica visto che ci ho impiegato il doppio del tempo previsto (in 20 giorni??? Forse non vi è chiaro che io devo frequentare la scuola di specializzazione 4 giorni su 6, e che il 6° giorno faccio lezione per voi, poveri mentecatti???), dicevo, finisco il lavoro e voi…mi richiamate perché non ci avete capito niente???
Come? Mancano delle voci bibliografiche nella fascicolazione? Sì, certo, sono le voci che la ragazza ha già, che cacchio le reperivo a fare? Dovevo farle fare “doppia coppia”??? Oltretutto, ve lo avevo detto!
Cosa, cosa? Me le devo far dare da lei e rifascicolarle? E aggiungere a tutte le voci i numeri di pagina sennò questa è del tutto cretina e si confonde???
Ma i cretini siete voi!!! Vi sforzate di farmi capire che un libro (seee, sono idiota e fotocopio tutto un libro, con quello che costano le fotocopie e con quella miseria che mi date voi per farle!), certo, un libro è composto da tante parti e la poveraccia, che si è rivolta a voi per farsi fare un lavoro che anche un asino riuscirebbe a fare se avesse interesse a farlo, non è in grado di leggersi un indice e ritrovare le cose che le servono.
Ma…Questi sono articoli!!! Sono 5 pagine? Se le leggesse tutte e 5! In inglese, sì. Mica me le devo leggere io. Già è tanto se ho capito il titolo e riconosciuto il nome dellautore…
Con la miseria che mi pagate dovreste ringraziarmi ché già ho fatto più del mio dovere!!!
Morale della favola: chiamo la poveraccia, che per fortuna è anche un tipino docile docile, e le spiego, con voce soavemente professionale, che ho bisogno dei testi che ha a casa per farle al meglio la fascicolazione.
E lei…HA DETTO SI!!! Perché mi sorprendo? Ma perché di sabato mattina questa dovrà prendere armi e bagagli, caricarli su un treno che parte da Terni e raggiungermi a Roma alla sede del famigerato centro di formazione universitaria (sono mooolto tentata di rivelarne il nome, ma non vorrei essere denunciata per diffamazione).

In tutto questo, devo studiare per domani, ma sono troppo incavolata (e mi sto contenendo) per avere un benché minimo di concentrazione. È già tanto che sia riuscita a scrivere fino a questo momento, e non ho ancora riletto. Chissà gli strafalcioni!
Scusa, caro il mio blog, se ti ho riversato tante turpitudini emotive e grammaticali.
Se dopo non mi è sbollita la rabbia, andrò a farmi uno shampoo: una bella rinfrescata di capa lava via malumore ed unto (della serie, se non mi lavo al più presto, mi potrò proclamare “palmento ad onorem”, almeno mi faccio i soldi!)
Buon proseguimento di serata!

P.S.: ho appena riletto, pensavo peggio!

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17 Mag 2004

Sogno

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IL SOGNO

La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l’universo,
le ramificazioni senza fine
di effetti e di cause che si perdono
in quell’abisso senza fondo, il tempo.
La notte vuole che stanotte oblii
il tuo nome, i tuoi avi ed il tuo sangue,
ogni parola umana ed ogni lacrima,
ciò che potè insegnarti la tua veglia,
l’illusorio punto dei geometri,
la linea, il piano, il cubo, la piramide,
il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
la guancia sul cuscino, la freschezza
del lenzuolo nuovo…
Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
e, ancora più difficile, ciò che ami.
Curiosamente, una pastiglia può
svanire il cosmo e costruire il caos.

JORGE LUIS BORGES (1899-1986)

E che ciascuno stanotte possa incontrare il “suo” sogno…

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12 Mag 2004

La finestra di Orfeo

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Orpheus No Mado, per i fans Orumado

«Orpheus, figlio di Apollo e Calliope, nonchè Re della Tracia, fu il primo poeta e cantore dell’umanità. Si dice che le sue note celestiali echeggiassero nelle valli della Tracia, a nord del monte Olimpo; e non appena Orpheus pizzicava le corde della sua cetra, riusciva ad incantare ogni creatura vivente, donandole pace e serenità. La sposa di Orpheus, che egli amava al di sopra della sua stessa vita era la graziosa ninfa Euridice. Una morte repentina sottrasse però a Orpheus la sposa adorata. Mentre correva inseguita da un pastore incantato dalla sua bellezza, Euridice calpestò un serpente velenoso, il quale le morse la gamba provocando la morte della ninfa. La disperazione di Orpheus di fronte alla perdita della sua Euridice fu immensa. Così il musico decise di scendere agli Inferi, per riprendersi l’amata. Ade, il sovrano del regno dei morti, si addolcì nell’udire il suono della cetra di Orpheus, e colpito dall’amore di quest’ultimo verso la propria sposa, decise di esaudire il suo desiderio di riportarla in vita. L’unica condizione era che Orpheus non si voltasse mai a guardarla, finché non fossero giunti fuori dagli Inferi. Arrivato però in prossimità dell’uscita che conduceva in superficie, Orpheus incapace di contenere la propria gioia, ci voltò a guardare Euridice, mancando così alla promessa fatta ad Ade. In quello stesso istante, Euridice venne trascinata nuovamente negli Inferi, e per quanto Orpheus gridasse disperato il suo nome non riuscì mai più a riaverla con sé. In preda alla più nera disperazione, ossessionato dal ricordo della moglie perduta, Orpheus trascorreva i propri giorni aspettando la morte e rifiutando la compagnia delle donne più belle. Queste ultime cominciarono a nutrire un forte risentimento nei suoi confronti, e, durante le orge bacchiche, ebbre dal vino, fecero a pezzi Orpheus, e ne gettarono il corpo nel fiume Ebro. Ancora oggi, in autunno, la cetra di Orpheus continua ad intonare nel cielo notturno malinconiche melodie di amore eterno…»

Quello che avete appena letto è il prologo di una storia a fumetti, pubblicata per la prima volta in Giappone nel 1988 e firmata dalla mangaka Riyoko Ikeda, il cui nome ha scalato l’altare del successo grazie alla sempiterna favola di Lady Oscar. Scusate l’ampollosità della trattazione: si vede tanto che sono una sua fan??? (dopotutto, i più attenti avranno già scorto i link a destra della pagina alla voce Fumetti & Cartoon)
Si tratta di una storia ambientata ai primi del ’900 durante la Rivoluzione russa, in cui le vicende reali trovano forma e compimento, grazie a personaggi mutuati dalla fantasia.
I protagonisti entrano in scena da adolescenti, in un paese tedesco che risponde al nome di Regensburg, dove frequentano una rinomata scuola di musica.
Fa da subito il suo ingresso una ragazzina, al secolo Julius Leonhart von Alensmeier, che studia pianoforte e che si finge un ragazzo (originale, direte, visti i trascorsi…) per poter ottenere l’eredità del padre malato, a dispetto delle 2 sorellastre maggiori, con la complicità della madre.
Comprimari, due ragazzi: Isaac Gotthiffe Weischeit (tradotto: “Isacco Che Dio ti aiuti Dio onnipotente e onnisciente”), lo studente di piano talentuoso ma non abbiente di turno, e Klaus von Maschmidt, il violinista belloccio e misterioso.
La scuola vanta lontane origini e ad essa è legata una romantica leggenda. Su una della Torri più antiche (leggi: “pericolanti”) è situata una finestra, denominata La Finestra di Orfeo: corre voce che, chi vi si affaccia e guarda verso il basso, sia destinato ad innamorarsi della prima ragazza su cui posa lo sguardo, ma tale amore sarà destinato alla tragedia, proprio come accadde a Orpheus ed Euridice.
Provate un pò ad indovinare su chi i nostri due ragazzi posano lo sguardo?
Com’è ovvio, l’essere una ragazza sotto mentite spoglie in una scuola maschile, dà adito ad una serie di episodi paradossali e pone di continuo la stravagante – ed iraconda! – Julius al centro dell’attenzione.
Senza contare che la nostra vive una situazione familiare degna di una cosca mafiosa, il che rende il suo personaggio, più che ambiguo (come era invece per Lady Oscar), pregno di una tragicità che appare, a tratti, tra il criminale ed il sadico (come nella migliore tradizione “ikediana”).
Il resto della trama è intricatissima ed io stessa non ne sono ancora venuta a capo poiché in Italia sono stati pubblicati solo i primi 2 volumi, quindi vi risparmio.
Vi lascio un’immagine e un link.
A voi la sentenza.

Riferimenti: Orpheus No Mado

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09 Mag 2004

Bella malinconia…

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Stasera ho voglia di accostare la mia mente a quella di qualcun altro per ascoltare i suoni prodotti da quel reticolo di tessuti e neuroni sconosciuto.
Non credo di avere niente di significativo da dire.
Semplicemente, preferisco stare ferma ed aspettare che la cacofonia di suoni ignoti si accosti alla mia…magari ne viene fuori una melodia nuova…
Sto vivendo un momento strano, terribile e meraviglioso.
Il sole non riesce a trattenere a lungo lo sguardo sul formicaio cittadino e, anche quando ci riesce con sforzo, nuvole di piombo gli rovinano la visione centellinando ovunque grosse e silenziose lacrime.
La temperatura è d’un tratto precipitata a livelli novembrini ed i colori nuovi indossati dalla primavera – primo tra tutti il rosa – contrastano troppo con il grigio del cielo.
Eppure, io mi sento bene.
Troppo belli i colori che ha indossato la mia anima per sbiadirsi al solo contatto con questa trista atmosfera.
Questo non significa che io sia felice, solo che ho imparato a tingere di bellezza anche la malinconia.
Che volete, sono un’edonista, non l’ho mai nascosto a nessuno.
Amo circondarmi di cose belle!
E così, dopo aver impregnato di ironiche previsioni metereologiche questa pagina bianca, ritorno a godere della mia mestizia.
Buoni sogni, amico blog, e come compagna ti lascio una citazione…

“Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde”.

(A. Baricco)

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04 Mag 2004

Aneddoto di un venerdì pomeriggio.

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30 aprile, complimese della piccola Lucy.
E sì, la micetta approda ai 9 mesi di vita poco dopo il suo 3° calore. A questo punto sarebbe utile una parentesi per spiegare ai profani in che cosa consiste un “calore” felino – e a dirla tutta, avevo pure fatto un tentativo -, ma il resoconto svicolava troppo e troppo a lungo dall’argomento principale, ossia ciò che è avvenuto il fatidico venerdì di cui sopra.
Pertanto, non indugio oltre e mi inoltro nel racconto.
Dopo tante titubanze, mi decido a portare la miciola dal veterinario con l’intento di farla vaccinare: un pò per mancanza di tempo, un pò per pigrizia, nei mesi precedenti i miei voleri decadevano per inadempimento. Motivazione addotta, l’illusione che la piccola non ne avesse bisogno, visto che non aveva mai avuto l’occasione di incrociare altri gatti albergando al 4° piano.
Meglio soprassedere, và…
Arrivo a casa col fiatone e 4 piani di scale sul groppone e rivolgo alla piccola il sorriso più smagliante che mai da mamma-con-il-senso-di-colpa, annunciandole: «Ora mamma ti porta a passeggio, contenta?».
Sguardo perplesso di rimando, salda all’ingresso davanti a me, coda a punto interrogativo, orecchie all’indietro, corpicino grigio-blu pietrificato.
Dubbio da mamma-con-il-senso-di-colpa: che abbia capito?
Tendo la mano che freme dalla voglia di prosciogliersi con una carezza, ma il desiderio di morbido rimane insoddisfatto. Sempre così: se la saluti appena rientri ti lancia un’occhiata algida da capo d’azienda e non ti si fila, se la ignori ti segue per tutta la casa mendicando un cenno o almeno salutino verbale. La mia bambina!!! Ops, l’ho fatto di nuovo… l’ho antropomorfizzata.
Fatemela stropicciare un pochino prima di continuare.
… … …
Ri-eccomi!
Ora vi pongo un quesito atavico: i gatti sono gli animali delle streghe?
Attenti alla risposta!
Come? Solo i gatti neri?
Macché.
LUCY E’ GRIGIO PERLA!!! (almeno, questa è la nomenclatura ufficiale della sua pelliccia)
E POSSIEDE POTERI MAGICI!!!
Lettura del pensiero e capacità di far sparire gli oggetti. O meglio, di non farli ritrovare.
(una mia proiezione?)
Introvabili le vitine per montare il trasportino! Lucy, amore mio, il tuo papà le ha messe via in un momento di “ordinite acuta” (ma dai!) e io non ricordo più in quale cassetto sono state accantonate. Ricerca frenetica, coinvolgimento sdrammatizzante dello zio, telefonata isterica a papà.
In preda ad una fase creativa per cercare dei validi sostituti delle vitine, lo zio inizia il delirio proponendo il nastro adesivo.
Vuole fare fuori Lucy, l’ho sempre saputo. Ecco che si presenta un’ottima occasione per eliminare la pelosa nipotina. Stoica la mamma fa notare che la “sua bambina” ha messo su peso negli ultimi 7 mesi e mezzo, sai com’è. Il delirio si sposta sullo spago. Sparito anche quello.
Inizio a guardare Lucy: si aggira per casa con apparente noncuranza. E mi guarda di sottecchi.
Dai che lo so che hai capito, piccola peste. Che sogghigni!?
Sembra una “stregatta astratta”! (Alice docet)
Ormai dispero di poter mai portare a termine il mio crimine, quando…colpo di scena!
La piccola strega si dev’essere distratta, ormai convinta di essere riuscita nell’intento.
Apro per l’ennesima volta l’ultimo cassetto in basso in cucina, trasbordante di buste della spesa destinate ad incrementare gli effluvi della nettezza urbana e, con un impeto di scoramento, la mano decide di estrarli tutti in un unico, sgraziato, gesto. E…oplà, le disgraziate viti di plastica nera, saltano fuori come dei conigli dal cilindro!
Monto canticchiando il trasportino, mentre Lucy – chissà perché – si eclissa.
«Lucy-Lucy, vieni qui piccina! Pensavi di scamparla, eh? Il veterinario ci aspetta! In questi ultimi 2 giorni l’ho chiamato 3 volte!!! A proposito, la zia non può accompagnarci, ma viene lo zio con noi, almeno all’andata! Ah, eccoti qui! Ma che fai lì sotto il letto!? Quella è la tana degli acari di casa, li porterò a passaggio un altro giorno… daiiiii, al ritorno prenderemo l’autobus! Come no!? Non ti ricordi di averlo già preso? Ah, già, avevi solo 1 mese e mezzo…».
Tra un discorso e l’altro mi si avvicina.
Approfitto dell’attimo in cui si appropinqua al suo topolino-giocattolo per afferrarla e lanciarla nel trasportino, gioco compreso. È fatta!!!
Quattro piani in discesa dopo, la piccola si ritrova sul sedile dell’auto a frignare come una forsennata, oramai conscia del fallimento dei suoi incanti. Ora sa che i poteri “stregheschi” della sua mamma sono ineguagliabili, ma imparerà.
A parte un ingorgo ad un crocevia, prodotto dall’esodo selvaggio degli impiegati del venerdì, la nostra strega in erba non è riuscita a schierare altri escamotages e si è infine vista costretta a calare gli ormeggi nello studio del suo amorevole medico.
Naturalmente, ha dovuto “spintaneamente” abbandonare da nave, ma si è fatta iniettare il vaccino senza proferire miagolio.
Il veterinario, però, si è visto costretto a compilare per ben due volte il libretto sanitario: tanto era rintanata sotto il cuscino, che non l’ha vista bene e, per eccesso di zelo, l’ha subito classificata come un “europeo”. Io lì per lì ho pensato che fosse un cliché dell’ordine dei veterinari per designare il genere felino ibridato e ho esclamato con totale candore: «Ah, anche gli incroci si definiscono europei?».
Al che lui mi ha rimandato uno sguardo altrettanto candido, ma perplesso: «Non è un europeo!?».
Conclusione: si è alzato per accertarsi della razza!
Infine, ha scarabocchiato sulla parola “europeo” e l’ha sostituita con “certosino + blu di russia”, nonostante i reciproci dubbi circa l’identità paterna. È certo solo che la mamma biologica – quella adottiva sono io! – è una blu di russia.
La cosa che mi ha fatto più sorridere è stata che, dopo aver finito di compilare la prima pagina del libretto, l’amorevole veterinario si è fermato a fissarla, come un pittore a contemplare la sua opera, e con cipiglio insoddisfatto ha fatto fuori l’intero libretto con la scusa dello scarabocchio. Poi, come se niente fosse, ne ha tirato fuori uno intonso e ha ridipinto il quadro.
Dopo 10 minuti eravamo già fuori.
Accidenti allo zio! Pensa un pò Lucy, ci ha mollate qui in tutta fretta perché…doveva riassettare la sua camera!!! E per soli 10 minuti ora ci tocca prendere l’autobus!!!
Sii coraggiosa, bimba mia, va bene?
La bimba non mi stava proprio a sentire, sembrava ancora sotto shock. Un batuffolo grigio raggomitolato sotto al cuscino rosso con gli orsetti sudicio. Due giorni fa, aveva giocato a “vediamo se le zampe bagnate e ripassate nella lettiera sporcano il cuscino?”.
Per strada, ci imbattiamo in alcune simpatiche persone attratte dal fagotto rosso e blu che mi trascino con palese difficoltà. «Ma quanto pesi, Lucy-Lucy?», bofonchio di tanto in tanto.
Alla fermata del 766, un vecchietto con le buste della spesa – di fronte cè un Todis – mi chiede se ho con me un cagnolino. E lo portavo nella gabbietta? Dopo mi si avvicina con l’intenzione di fare amicizia con la fanciulla irsuta, che ostenta la sua timidezza continuando a fare bella mostra del cuscino rosso decorato a zampate. Il signore la etichetta come una “british”, una razza inglese a pelo grigio, proprio come la sua gatta, e lì a sciorinare l’elogio della medesima.
Dopo questa tenera esibizione di decadimento cerebrale, io, Lucy ed il nostro intrattenitore ci facciamo largo tra la folla dell’autobus. Due o tre fermate e siamo scese.
Mi inoltro a passo deciso nel vialetto-scorciatoia di un piccolo parco con gatta tremante sotto braccio – oramai dispero di farcela fino al portone di casa, ma avevo rimosso le scale – sussurrando al trasportino qualche frase rassicurante di tanto in tanto. Insomma, immaginatevi la scena pietosa di una giovane donna che parla da sola per strada.
Il parco pullula di cani! Furba la ragazza.
Primo incontro ravvicinato: una signora che stringe tra le braccia un cagnolino.
Lancio al cane uno sguardo sconfortato e bisbiglio al trasportino: «Guarda il prato, Lucy».
E la signora: «Oh, ha un pappagallo? Ha detto “parla”!».
Lancio alla signora uno sguardo sconcertato e bisbiglio al trasportino: «Corriamo a casa, Lucy».
Prima che mi prendano per matta e chiamino il 118, aggiungo nella mia testa.
Ma prima che raggiungessi il cancello del parco, un’altra avventura ci attendeva.
Due signore, una più giovane che tiene al guinzaglio un bel cagnone e l’altra anziana, sedute a chiacchierare amabilmente sulla stessa panchina. La prima mi scorge, mi manda un sorriso che vuole dire: «Fammi vedere!?». La seconda mi scorga e mi dice, spiccando un salto giù dalla panchina, totalmente regredita: «Oh, ma che bello, un cucciolo! Io li adoro! Oh, un gatto, io adoro i gatti! L’ha portato dal veterinario? Oh, non starà male!».
Lucy grattati! Questa te la tira! È una fattucchiera fatta a finita, noi al confronto siamo due novizie!
E intanto non staccavo gli occhi dal cagnolone. Innocuo, per carità, ma non si sa mai…
Infine, usciamo indenni dal parco, non senza aver scansato per un pelo la solita ragazzina sulla mountain-bike troppo grande per lei – ma io dico, non le fabbricano più le bici classiche, rosa, col cesto davanti da fanciulla vittoriana? (ah, che nostalgia!)
Parecchi metri, stille di sudore, rassicurazioni e gradini dopo, varchiamo la soglia di casa e la vita di Lucy ricomincia.

Riferimenti: Certosino occhi d’oro, book fotografico di Lucy

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02 Mag 2004

Tolkien nel mio bosco…

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…forse avrebbe intonato questo canto:

Canto nella Foresta

O voi che errate nel paese oscuro,
Non disperate! Benchè d’aspetto cupo e duro,
Ogni bosco finisce
Ed il sole apparisce:
Il sole dell’alba, il sole del vespro,
Il giorno che nasce o che muore grandioso,
Poichè il bosco svanisce ad ovest o ad est…

(da “Il Signore degli Anelli”, La compagnia dell’Anello)

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