Archive for Gennaio 2004

30 Gen 2004

Scribo ergo sum…

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Ed eccomi qui, pronta a darti altri brandelli di me, con l’anima sonnacchiosa e le mani che tentano di afferrarla prima che i sogni la imprigionino. Cosa voglio stasera? Nient’altro che scrivere, come ogni volta che accendo questo schermo senza un apparente motivo e mi sento fremere dentro, colta dal silenzioso bisbigliare delle mie velleità. Velleità letterarie, per essere precisi.
Già, ed ogni volta mi assale un interrogativo: perché scrivo e per chi? Poi dopo tanto cercare e negare a me stessa l’evidenza, la risposta è davanti a me, candida e banale, quasi. Io stessa non avrei potuto dirla meglio di come mi è apparsa, là, tra l’alternanza di cellulosa ed inchiostro di quella pagina. Cercata, desiderata, tanto a lungo non confessata. Eppure era così chiara! Ed è anche il motivo per cui sono qui, da sola davanti a questa pagina web in costruzione, eppure mai sola, perché circondata da tanti -centinaia, migliaia forse- che come me sono qui ad esprimere questa stessa risposta, spinti dal silenzioso bisbigliare delle proprie velleità.
A questo punto, mi chiederai: Ebbene? Qual è la risposta?. Non saranno mie le parole che placheranno la tua curiosità, ma quelle di colui con il quale, per caso -ma mai nulla avviene per caso-, ho scoperto da qualche tempo una segreta affinità. Per questo l’ho invitato a presenziare, oggi, alla cerimonia con cui notifico e svelo, ufficialmente, la mia segreta, non più segreta, vocazione. La parola ad uno dei miei più apprezzati ispiratori: Daniel Pennac!

Da Ecco la storia ,capitolo V, pag. 249.

«Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c’è modo di sfuggire a questa contraddizione. È come se annegassimo urlando: “Guarda, mamma, so nuotare!”. Quelli che gridano più forte all’autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d’angelo: “Vedete, sono soltanto io!”. Quanto a sostenere di scrivere senza voler essere letti (tenere un diario, per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l’autore e il lettore».

Poche righe dopo, l’autore descrive quella che chiama “stato di agitazione ambigua” e che è l’ansia che lo assale mentre si reca da un’amica che ha appena letto uno spezzone di una sua creatura (amo usare questo termine!) e che, come Daniel -inutile aggiungerlo- anch’io ben conosco. Ma andiamo al sodo…

«[...] curiosità di essere letto, vergogna di questa curiosità; desiderio di essere adulato, fastidio per quel desiderio; ricerca di critiche oggettive, affermazione di indipendenza; il tutto su uno sfondo di modestia: Che importanza? Per chi ti prendi? E di interrogativi annoiati, conseguenza di un’educazione nevrastenica. Infatti, per chi mi prendo e che importanza?
Insomma, mi facevo la mia depressioncina autunnale [...]».

Quanti di noi non hanno mai provato quella stessa “depressioncina” (qualunque sia stata la stagione) mentre attendevamo il verdetto di un nostro lettore? Io la sto provando persino adesso.
Allora, mio caro diario-non-diario, cosa mi dici? Ho imparato la lezione?
E tu, hai capito cosa ti sto chiedendo con questa iniezione di pedanteria?
Rendi vivo il mio sogno, fai di me un imbrattatore di web mascherato da scrittore e lanciami in pasto ad altri imbrattatori di web mascherati, in mio onore, da lettori.
Il resto è soltanto realtà.

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27 Gen 2004

Per condividere l’attesa…

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Mio caro blog,
ti ho inaugurato solo ieri sera e già oggi mi assale il desiderio di venire a farti visita. Oggi non mi è successo niente di clamoroso, niente che sia degno di essere ricordato, ma io desideravo farti conoscere qualcosa di mio. Di profondamente mio.
Così, mentre aspetto che la stanchezza corra per altri lidi, mentre aspetto che i pensieri stanchi si districhino e trovino la soluzione del nodo che li attanaglia (senz’altro il responsabile di questo mio lieve mal di testa…), mentre aspetto la meritata cena… ho pensato di condividere con te, mio caro blog, l’attesa…
La poesia che segue non è fresca di giornata, bensì risale all’11 dicembre dell’anno appena trascorso. Ha conservato quindi, a mio parere, una musicalità fresca a sufficienza da poter essere gustata all’ombra delle tue fronde… Non ricordo più cosa o chi attendevo, ma poco importa adesso. Spero, caro il mio blog, ti sia gradita.

Bistrot

Ti aspetto da un’ora a questo tavolo,
sessanta minuti di vuoto,
tremila e seicento secondi senza tempo.

Ti aspetto da un’ora in questa sala fumosa,
annebbiata dall’intrico di pensieri che vivono
in volute per morire sulla volta d’acero.

Ti aspetto da un’ora e sorseggio
liquori che sanno troppo presto di stantio,
come orologi di un uomo in ritardo.

Ti aspetto da un’ora infinita e silenziosa,
con i miei compagni, Ricordo e Speranza,
fedele l’uno, volubile l’altra.

Ti aspetto da un’ora nervosa,
che mi distrae con i passi circolari
di chi scava solchi su parquet consunti.

Ti aspetto da un’ora e da sempre,
in questo bistrot del Tempo,
e da sola assaporo la tua assenza.

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26 Gen 2004

Festa d’inizio!

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Che gli spiriti del vento accordino le arpe e intonino, coi polpastrelli tinnuli della pioggia, il canto segreto delle foglie…

O silenzioso popolo del web, sei tu l’invitato d’elezione a questo convivio!
E che le danze abbiano inizio!

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